Docenti per Gaza

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Da giorni si discute di una nota dell’USR Lazio dipendente da una direttiva emanata dal Dipartimento per il sistema educativo e di istruzione del MIM; tale nota chiede una rilevazione della presenza di studenti provenienti dalla Palestina attualmente presenti negli Istituti scolastici italiani.In poche parole, viene richiesto alle scuole di riferire le generalità di ogni studente palestinese, esplicitandone il numero in ogni scuola, pubblica e paritaria.A buon diritto, la società civile ha sollevato un dubbio: che sia una schedatura su base etnica?Ci preme dunque, dopo aver consultato tutti i documenti normativi e aver ascoltato la debole difesa del ministro Valditara, dimostrare che sì, tale dispositivo costituisce un censimento su base etnica della popolazione palestinese in età scolare presente su suolo italiano.La direttiva UE e le misure pregresse per la situazione UcrainaIl ministro Valditara difende la nota, pertanto anche la direttiva emanata dal Dipartimento, riferendosi soprattutto alle misure che il ministro Bianchi del governo Draghi mise in atto per gestire la crisi umanitaria di studenti in fuga dall’Ucraina dopo l’invasione russa. Infatti, in seguito alla Direttiva UE 2001/55/CE sulla Protezione Temporanea, l’allora Ministero dell’Istruzione emanò tre circolari per far fronte a un flusso migratorio straordinario che avrebbe interessato le scuole: NOTA N.381 DEL 4/3/2022, NOTA N.576 DEL 24/3/2022 e una terza nota dell’Aprile 2022 Indicazioni operative in merito all’accoglienza scolastica per gli studenti ucraini.Le tre note si prefiggevano lo scopo di informare il personale docente riguardo l’accoglienza, giustamente spiegando la portata del trauma e dunque le misure educative necessarie, tra cui anche la redazione di PDP (Piano Didattico Personalizzato), la necessità di un supporto psicologico, linguistico e sociale. A queste note vengono anche allegate risorse utili circa la didattica, il sistema scolastico ucraino, gli eventi geopolitici ucraini e la sua storia. Insomma, un vero e proprio insieme di note volte a preparare la scuola italiana al difficile compito di accogliere persone con una storia difficile. Per la Palestina, è chiaro che non ci troviamo di fronte a uno stesso scenario: non essendoci stato alcun canale straordinario per persone profughe da Gaza e dai Territori Occupati e non essendoci stato un flusso migratorio notevole dipendente da suddetto canale, il MIM non si è comportato come il MI del 2022. Del resto, il Governo italiano stesso non ha favorito corridoi umanitari, anzi, ha continuato e continua tuttora, a finanziare Israele, responsabile del genocidio nella Striscia di Gaza. Ufficialità ed efficacia del monitoraggio di studenti provenienti dall’UcrainaIl Ministro dell’Istruzione Bianchi nel 2022 fece inscrivere all’ANS (Anagrafe Nazionale Studenti) tutt* l* studenti provenienti dall’Ucraina, tramite un monitoraggio continuo che le stesse scuole erano chiamate a svolgere sulla piattaforma ufficiale SIDI. Come mai questa misura? Perché un* studente possa beneficiare di PDP e di misure didattico-educative, occorre che sia registrato nel Paese d’accoglienza. Pertanto, non si trattava di un monitoraggio etnico, bensì di una protezione internazionale temporanea (oggi protratta al 4/3/2027) volta a garantire il diritto all’istruzione di persone minori, e non, in fuga da un’invasione bellica. Oggi, il ministro Valditara non può difendersi con le misure usate per l’Ucraina perché qui non vi è l’iscrizione all’ANS, non vi è una procedura ufficiale su SIDI, ma la mera compilazione di un Microsoft form (perlomeno, così è nella nota di novembre 2025 mandata dall’UAT Lombardia) per monitorare la presenza di studenti palestinesi.A questo proposito, emerge in maniera chiara la contraddizione insita nella richiesta, poiché, senza ulteriori specifiche, si fa riferimento a “studenti palestinesi”: in questa definizione confluiscono persone con un’esperienza migratoria completamente diversa per tempistiche, modalità e cause, e si perde il senso della rilevazione finalizzata ad attività di accoglienza e inclusione. La contraddizione: finalità inclusive eppure facoltativeLe circolari e le note emesse nel 2022 per l’Emergenza Ucraina erano, giustamente, finalizzate a supportare didatticamente le persone provenienti dall’Ucraina. Ciò che infatti si ripete spesso in tali documenti è la necessità di mettere in atto azioni di supporto didattico, educativo, psicologico, linguistico e sociale, esplicitando lo scopo di un monitoraggio così meticoloso. Non solo: sul sito del Ministero fu aperta una finestra apposita riguardante l’Emergenza Ucraina. È chiaro che per Gaza e Territori Occupati non c’è, tristemente, niente di tutto ciò.Inoltre, la nota di questi giorni non palesa alcuna finalità; non solo, il punto 4, quello deputato all’esplicitazione di risorse didattiche e azioni di supporto messe in atto dalle scuole, è FACOLTATIVO. Dunque, se Valditara parla di misure educative, come mai il punto nevralgico del form è facoltativo?E poi, che senso ha proporre un monitoraggio della popolazione palestinese in età scolare in Italia dopo due anni di genocidio? Come mai non si è fatto all’inizio? Come mai viene richiesto tramite una circolare interna rivolta ai soli Dirigenti degli UST e Dirigenti scolastici?Se lo scopo è sollecitare nelle scuole e nel personale docente la necessità di sostenere e includere studenti palestinesi e implementare azioni concrete, esso andrebbe reso esplicito attraverso circolari rivolte a tutta la comunità scolastica, affinché le intenzioni diventino un’urgenza condivisa e partecipata, professionalmente e umanamente.Una procedura esclusivamente interna, “da ufficio”, non fa altro che sostenere la tesi dell’intenzione della schedatura e non certo dell’azione umanitaria e inclusiva.Aggiungiamo anche un altro punto: forse il Ministro non sa che, al momento dell’iscrizione di persone palestinesi, nel menù a tendina degli Stati di provenienza proposti, non è presente la Palestina. Contare, dunque, il numero di palestinesi è impossibile a monte dal momento che il database ministeriale non contempla la Palestina stessa.Paragoni e giustificazioni che appaiono insufficientiAnche se può sembrare un vezzo linguistico, l’uso delle parole è importante. Mentre per l’Ucraina si parla di persone profughe, esuli, in fuga, qui si parla semplicemente di studenti. Ora, una scuola dovrebbe dare le generalità anche di chi, nato in Italia, ha origini palestinesi? Non essendoci stato un flusso migratorio dettato da un corridoio umanitario europeo e italiano, non c’è la necessità di schedare, profilare, monitorare. Attualmente sono 232 le persone in età scolare provenienti dalla Palestina, venute in Italia non di certo per misure straordinarie europee e/o italiane, ma per azioni di persone che si sono impegnate ad accogliere personalmente palestinesi richiedenti asilo. E, ovviamente, le scuole hanno già comunicato

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