Docenti per Gaza accoglie l’appello delle organizzazioni palestinesi in Italia e annuncia la propria partecipazione alla manifestazione nazionale del 12 aprile a Milano.
In quanto insegnanti osserviamo con rabbia e timore per il destino del sistema educativo l’inquietante svolta autoritaristica italiana e bellicistica europea. Non possiamo tollerare in alcun modo che il nostro stato e l’unione si armino ulteriormente, costituendo una minaccia per i popoli oppressi, un danno per lo stato sociale e un pericolo per tutt3: dotarci di più armi, come vuole fare l’Europa, o dotare progetti coloniali di strumenti utili a perpetrare un genocidio, come stanno facendo da mesi Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Italia con Israele, provoca le guerre, non le ferma.
Lo spostamento di grosse masse di denaro verso l’industria bellica comporterà un accelerato rinnovamento militarista dell’intera società influendo anche sul sistema educativo, privando la scuola italiana (già claudicante) di preziose risorse, riformando i contenuti e le forme della trasmissione della nostra cultura (come già sta avvenendo) e pesando sulle spalle dell3 lavorator3 e dell3 student3.
È necessario che le risorse impiegate per muovere questa macchina e alimentare la tensione geopolitica siano destinate invece, tra le altre cose, ai salari dei docenti e del personale ATA (ancora troppo bassi rispetto all’inflazione), all’edilizia scolastica, alla transizione digitale, alla formazione di qualità per gli insegnanti, all’educazione alla sessualità e al consenso, ai sostegni economici per le famiglie in difficoltà, alla salvaguardia del diritto a un’istruzione gratuita, accessibile, democratica, inclusiva, antifascista. La piazza del 12 aprile è una piazza che si oppone all’imperialismo, al colionalismo, all’apartheid israeliane in Palestina, ma è anche una piazza a difesa dei diritti di tutti i popoli contro un sistema economico che li depaupera, opprime o massacra, che estrae e sfrutta per correre agli armamenti e garantire la ricchezza di alcuni.
Sono innumerevoli i casi di ingerenza nelle scuole italiane, tramite pcto o programmi di orientamento, da parte delle forze dell’ordine. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole documenta quasi quotidianamente l’intensificazione della presenza a scuola di Forze Armate, Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria, Polizia Locale, che tengono lezioni sulla sicurezza o sulla legalità, che conducono le classi alle caserme per dimostrazioni di assalto, cerimonie o iniziative promozionali – dopo ovvia approvazione dei collegi docenti. 1 Il consolidamento dei rapporti tra istruzione e difesa è documentato da un moltiplicarsi di accordi tra i rispettivi ministeri nel corso degli ultimi anni, sotto esecutivi di sinistra e di destra.
La responsabilità delle istituzioni pubbliche nella cosciente e progressiva educazione alla guerra è testimoniata, oltre che dalla sempre maggior presenza delle forze dell’ordine all’interno di ambienti scolastici, anche dalla partecipazione, in contesti prettamente formativi ed educativi, delle stesse industrie belliche. Leonardo SpA, industria bellica italiana tra le più importanti al mondo, coinvolta attivamente nella vendita di attrezzatura militare al governo israeliano,2 avvia percorsi educativi nelle scuole che oltre a funzionare come strategie di marketing, propongono un’immagine progressista di un’azienda che, tra le altre cose, è direttamente coinvolta nel genocidio della popolazione palestinese.3
Questo processo di militarizzazione accompagna, costituendone un’adeguata emanazione, il progressivo autoritarismo e la deriva repressiva e punitiva della politica italiana sotto il governo Meloni e la più recente accelerazione bellicista in ambito europeo. Se il ddl 1660 costituisce espressione palese della volontà di reprimere trasversalmente il dissenso politico, nel contesto scolastico la svolta autoritaria si è manifestata attraverso una catena di interventi ministeriali che hanno accompagnato a una concenzione punitiva dell’azione disciplinare l’idea di un’istruzione ideologizzata a destra nei contenuti. Infatti, il ministro dell’istruzione Valditara ha inasprito i criteri per la bocciatura con un ddl ad aprile 2024,4 ha introdotto il rispetto per la patria e le competenze imprenditoriali nelle nuove linee guida per l’educazione civica,5 ha modificato le indicazioni nazionali per le materie umanistiche6 e le indicazioni nazionali per la scuola dell’infanzia e del primo ciclo7 innestando nell’istruzione pubblica l’ideologia sovranista, il culto della patria, l’identitarismo caro all’estrema destra, ponendo al centro l’Italia e l’Europa e tracciando linee di confine nella cultura che si sovrappongono a quelle già tracciate dalle politiche di Piantedosi e Tajani, relativamente all’immigrazione e alla cura nella scelta dei partner internazionali (tra cui Israele). Con queste disposizioni, le nostre radici culturali sono identificate in un pantheon specifico che è quello identitario e nazionalista in cui l’Italia è la patria dei confini custoditi gelosamente e delle influenze culturali attentamente selezionate tra quelle simbolicamente più care all’estrema destra.
Lo spostamento di grosse masse di denaro verso l’industria bellica comporterà un accelerato rinnovamento militarista dell’intera società influendo anche sul sistema educativo, privando la scuola italiana (già claudicante) di preziose risorse, riformando i contenuti e le forme della trasmissione della nostra cultura (come già sta avvenendo) e pesando sulle spalle dell3 lavorator3 e dell3 student3.
È necessario che le risorse impiegate per muovere questa macchina e alimentare la tensione geopolitica siano destinate invece, tra le altre cose, ai salari dei docenti e del personale ATA (ancora troppo bassi rispetto all’inflazione), all’edilizia scolastica, alla transizione digitale, alla formazione di qualità per gli insegnanti, all’educazione alla sessualità e al consenso, ai sostegni economici per le famiglie in difficoltà, alla salvaguardia del diritto a un’istruzione gratuita, accessibile, democratica, inclusiva, antifascista. La piazza del 12 aprile è una piazza che si oppone all’imperialismo, al colionalismo, all’apartheid israeliane in Palestina, ma è anche una piazza a difesa dei diritti di tutti i popoli contro un sistema economico che li depaupera, opprime o massacra, che estrae e sfrutta per correre agli armamenti e garantire la ricchezza di alcuni.
Sono innumerevoli i casi di ingerenza nelle scuole italiane, tramite pcto o programmi di orientamento, da parte delle forze dell’ordine. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole documenta quasi quotidianamente l’intensificazione della presenza a scuola di Forze Armate, Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria, Polizia Locale, che tengono lezioni sulla sicurezza o sulla legalità, che conducono le classi alle caserme per dimostrazioni di assalto, cerimonie o iniziative promozionali – dopo ovvia approvazione dei collegi docenti. 1 Il consolidamento dei rapporti tra istruzione e difesa è documentato da un moltiplicarsi di accordi tra i rispettivi ministeri nel corso degli ultimi anni, sotto esecutivi di sinistra e di destra.
La responsabilità delle istituzioni pubbliche nella cosciente e progressiva educazione alla guerra è testimoniata, oltre che dalla sempre maggior presenza delle forze dell’ordine all’interno di ambienti scolastici, anche dalla partecipazione, in contesti prettamente formativi ed educativi, delle stesse industrie belliche. Leonardo SpA, industria bellica italiana tra le più importanti al mondo, coinvolta attivamente nella vendita di attrezzatura militare al governo israeliano,2 avvia percorsi educativi nelle scuole che oltre a funzionare come strategie di marketing, propongono un’immagine progressista di un’azienda che, tra le altre cose, è direttamente coinvolta nel genocidio della popolazione palestinese.3
Questo processo di militarizzazione accompagna, costituendone un’adeguata emanazione, il progressivo autoritarismo e la deriva repressiva e punitiva della politica italiana sotto il governo Meloni e la più recente accelerazione bellicista in ambito europeo. Se il ddl 1660 costituisce espressione palese della volontà di reprimere trasversalmente il dissenso politico, nel contesto scolastico la svolta autoritaria si è manifestata attraverso una catena di interventi ministeriali che hanno accompagnato a una concenzione punitiva dell’azione disciplinare l’idea di un’istruzione ideologizzata a destra nei contenuti. Infatti, il ministro dell’istruzione Valditara ha inasprito i criteri per la bocciatura con un ddl ad aprile 2024,4 ha introdotto il rispetto per la patria e le competenze imprenditoriali nelle nuove linee guida per l’educazione civica,5 ha modificato le indicazioni nazionali per le materie umanistiche6 e le indicazioni nazionali per la scuola dell’infanzia e del primo ciclo7 innestando nell’istruzione pubblica l’ideologia sovranista, il culto della patria, l’identitarismo caro all’estrema destra, ponendo al centro l’Italia e l’Europa e tracciando linee di confine nella cultura che si sovrappongono a quelle già tracciate dalle politiche di Piantedosi e Tajani, relativamente all’immigrazione e alla cura nella scelta dei partner internazionali (tra cui Israele). Con queste disposizioni, le nostre radici culturali sono identificate in un pantheon specifico che è quello identitario e nazionalista in cui l’Italia è la patria dei confini custoditi gelosamente e delle influenze culturali attentamente selezionate tra quelle simbolicamente più care all’estrema destra.
Noi docenti sappiamo bene che le indicazioni per i programmi erano già tarate sulla centralità dell’Occidente, ma la società in cui siamo oggi e a cui le indicazioni del ministro si rivolgono è ben diversa da quella che Valditara vorrebbe – e là dove provano ad emergere la coscienza critica o il dissenso verso questo indirizzo vengono imposte repressione e censura. A novembre scorso, una collega di una scuola secondaria di primo grado a Ferrara ha invitato due palestinesi ad approfondire le condizioni della popolazione in Cisgiordania nel contesto di una discussione sul rispetto dei diritti umani, la cui violazione da parte delle autorità israeliane e dei coloni oltre che essere palese è espressamente denunciata da innumerevoli istituzioni. Il caso ha condotto lo stesso ministro Valditara a intervenire per ripristinare un cosiddetto “equilibrio formativo” forzando la presenza di rappresentanti israeliani per esporre “le ragioni di Israele” e minacciando interventi disciplinari per la scuola e per la docente.8 Questo clima di censura inevitabilmente spaventa qualunque collega che si trova da sol3 a voler decolonizzare la propria didattica e impostarla responsabilmente in senso antifascista.
Alla censura nei confronti di chi propone interventi consapevoli sulla didattica, si accompagna la repressione delle risposte degli studenti che mettono in pratica forme di protesta nei confronti di questo sistema. Gli studenti del liceo Minghetti di Bologna hanno provato a manifestare con forza il proprio dissenso nei confronti delle politiche di Valditara, del riarmo europeo, del ddl sicurezza e della complicità del governo italiano con la pulizia etnica contro i palestinesi: l’occupazione del 18 novembre scorso ha incontrato la risposta di ferro del dirigente scolastico e del collegio docenti che hanno sporto denuncia contro alcuni degli occupanti (piuttosto che fare una generica denuncia contro ignoti), avanzando la proposta ai consigli di classe – condizionandone quindi le decisioni – di assegnare 6 in condotta (cui secondo il ddl di aprile corrisponde il debito in educazione civica) e di prevedere la sospensione per ciascuno.9 Questo fatto è l’ultimo di una serie di azioni repressive messe in atto dagli istituti contro l3 student3 che in varie parti del paese nel corso degli ultimi mesi hanno preso parola attraverso forme di autogestione e protesta contro il genocidio in corso in Palestina, contro le politiche repressive dell’attuale governo e contro il patriarcato e i femminicidi – esemplare l’ondata di occupazioni e proteste che ha interessato le scuole della capitale e le misure repressive della dirigenza contro l3 student3 del liceo Tasso.10
Come Docenti per Gaza, riteniamo che l’idea di scuola che emerge da questo quadro e l’attuale clima di repressione e censura anche all’interno degli istituti non siano accettabili. Siamo convint3 che gli insegnamenti trasmessi all3 student3 attraverso un’impostazione di questo genere sulla struttura e sui contenuti vadano nella direzione opposta a quella che riteniamo che l’istruzione debba intraprendere. Docenti per Gaza nasce dall’esigenza di fare pressione nei confronti delle istituzioni, di sensibilizzare l’opionione pubblica sul genocidio in corso nella Striscia di Gaza e di denunciare il sistema di apartheid e l’occupazione militare israeliana in Palestina, focalizzando l’attenzione sulle ricadute di questo impianto colonialista sull’istruzione a Gaza e in Cisgiordania. Per combattere la complicità del nostro governo, dell’istruzione scolastica e accademica, delle aziende italiane con il sionismo è necessario attualizzare un’idea di scuola consapevolmente e risolutamente contraria a quella che vediamo esprimersi in questo momento nelle riforme del governo, nelle misure repressive e nelle ingerenze belliciste di cui sopra. Per combattere il colonialismo in Palestina e quindi il colonialismo in generale e la guerra imperialista, e per insegnare l’autodeterminazione e la libertà dei popoli è necessario che l’intera istituzione scolastica rigetti l’impostazione autoritaristica e l’indirizzo eurocentrico, perché la prospettiva coloniale che ha guidato e guida le azioni politiche (in Palestina come nel resto del mondo) e che forma i saperi sia ribaltata attraverso la formazione di sguardi critici e consapevolmente sovversivi.11 La guerra a Gaza ci ha mostrato quanto gli stereotipi e l’ignoranza verso le culture altre rispetto alla nostra, che sorgono da una costante idolatrizzazione della nostra cultura e dal suprematismo che ci appartiene storicamente, siano necessari per attuare meccanismi di oppressione: è così che è legittimato un genocidio, nell’indifferenza di tutti resa possibile dalla disumanizzazione di un popolo, ritenuto inferiore, arretrato, ignorante.
Nelle modalità e nei contenuti, la scuola che immaginiamo si apre alla storia globale, forma uno sguardo critico sulla storia dell’Occidente, dà voce alle fasce marginalizzate, educa al consenso e all’affettività, alla partecipazione politica, alla cura della collettività e spacca l’identitarismo. Non andiamo verso questa direzione con le riforme di Valditara, non fermiamo la macchina bellica affidando l’istruzione alle forze dell’ordine, non impediamo la disumanizzazione del popolo palestinese censurando l3 docenti che si espongono e reprimendo il dissenso dell3 student3 che manifestano.
Ad oggi, dal 7 ottobre 2023, Israele ha ucciso quasi 18 mila ragazze e ragazzi nella Striscia di Gaza e quasi 200 in Cisgiordania, 500 scuole e università sono state completamente o parzialmente distrutte, 2 milioni di persone sono state costrette a lasciare le case, la quasi totalità di una popolazione largamente composta da giovanissimi a cui è negata l’istruzione o che sono barbaramente presi di mira e uccisi.12 Il colonialismo cancella la cultura del popolo occupato eliminandone le strutture e i responsabili della trasmissione, impedisce al colonizzato ogni forma di autodeterminazione uccidendolo o cancellandone l’identità, forzandolo all’adeguamento nel contesto dell’entità coloniale o riducendolo a una condizione di povertà e marginalità. Tutto questo sta avvenendo in Palestina nel silenzio delle nostre istituzioni, nella ignorazione e deligittimazione del diritto internazionale e nella repressione delle iniziative di chi prova a segnalare questo immenso scandalo.
Docenti per Gaza il 12 aprile scende in piazza a Milano a fianco della popolazione palestinese, della sua resistenza, dell3 su3 insegnanti e dell3 su3 student3, contro il sionismo, il fascismo, il colonialismo, il riarmo, l’autoritarismo e la guerra.
Noi docenti sappiamo bene che le indicazioni per i programmi erano già tarate sulla centralità dell’Occidente, ma la società in cui siamo oggi e a cui le indicazioni del ministro si rivolgono è ben diversa da quella che Valditara vorrebbe – e là dove provano ad emergere la coscienza critica o il dissenso verso questo indirizzo vengono imposte repressione e censura. A novembre scorso, una collega di una scuola secondaria di primo grado a Ferrara ha invitato due palestinesi ad approfondire le condizioni della popolazione in Cisgiordania nel contesto di una discussione sul rispetto dei diritti umani, la cui violazione da parte delle autorità israeliane e dei coloni oltre che essere palese è espressamente denunciata da innumerevoli istituzioni. Il caso ha condotto lo stesso ministro Valditara a intervenire per ripristinare un cosiddetto “equilibrio formativo” forzando la presenza di rappresentanti israeliani per esporre “le ragioni di Israele” e minacciando interventi disciplinari per la scuola e per la docente.8 Questo clima di censura inevitabilmente spaventa qualunque collega che si trova da sol3 a voler decolonizzare la propria didattica e impostarla responsabilmente in senso antifascista.
Alla censura nei confronti di chi propone interventi consapevoli sulla didattica, si accompagna la repressione delle risposte degli studenti che mettono in pratica forme di protesta nei confronti di questo sistema. Gli studenti del liceo Minghetti di Bologna hanno provato a manifestare con forza il proprio dissenso nei confronti delle politiche di Valditara, del riarmo europeo, del ddl sicurezza e della complicità del governo italiano con la pulizia etnica contro i palestinesi: l’occupazione del 18 novembre scorso ha incontrato la risposta di ferro del dirigente scolastico e del collegio docenti che hanno sporto denuncia contro alcuni degli occupanti (piuttosto che fare una generica denuncia contro ignoti), avanzando la proposta ai consigli di classe – condizionandone quindi le decisioni – di assegnare 6 in condotta (cui secondo il ddl di aprile corrisponde il debito in educazione civica) e di prevedere la sospensione per ciascuno.9 Questo fatto è l’ultimo di una serie di azioni repressive messe in atto dagli istituti contro l3 student3 che in varie parti del paese nel corso degli ultimi mesi hanno preso parola attraverso forme di autogestione e protesta contro il genocidio in corso in Palestina, contro le politiche repressive dell’attuale governo e contro il patriarcato e i femminicidi – esemplare l’ondata di occupazioni e proteste che ha interessato le scuole della capitale e le misure repressive della dirigenza contro l3 student3 del liceo Tasso.10
Come Docenti per Gaza, riteniamo che l’idea di scuola che emerge da questo quadro e l’attuale clima di repressione e censura anche all’interno degli istituti non siano accettabili. Siamo convint3 che gli insegnamenti trasmessi all3 student3 attraverso un’impostazione di questo genere sulla struttura e sui contenuti vadano nella direzione opposta a quella che riteniamo che l’istruzione debba intraprendere. Docenti per Gaza nasce dall’esigenza di fare pressione nei confronti delle istituzioni, di sensibilizzare l’opionione pubblica sul genocidio in corso nella Striscia di Gaza e di denunciare il sistema di apartheid e l’occupazione militare israeliana in Palestina, focalizzando l’attenzione sulle ricadute di questo impianto colonialista sull’istruzione a Gaza e in Cisgiordania. Per combattere la complicità del nostro governo, dell’istruzione scolastica e accademica, delle aziende italiane con il sionismo è necessario attualizzare un’idea di scuola consapevolmente e risolutamente contraria a quella che vediamo esprimersi in questo momento nelle riforme del governo, nelle misure repressive e nelle ingerenze belliciste di cui sopra. Per combattere il colonialismo in Palestina e quindi il colonialismo in generale e la guerra imperialista, e per insegnare l’autodeterminazione e la libertà dei popoli è necessario che l’intera istituzione scolastica rigetti l’impostazione autoritaristica e l’indirizzo eurocentrico, perché la prospettiva coloniale che ha guidato e guida le azioni politiche (in Palestina come nel resto del mondo) e che forma i saperi sia ribaltata attraverso la formazione di sguardi critici e consapevolmente sovversivi.11 La guerra a Gaza ci ha mostrato quanto gli stereotipi e l’ignoranza verso le culture altre rispetto alla nostra, che sorgono da una costante idolatrizzazione della nostra cultura e dal suprematismo che ci appartiene storicamente, siano necessari per attuare meccanismi di oppressione: è così che è legittimato un genocidio, nell’indifferenza di tutti resa possibile dalla disumanizzazione di un popolo, ritenuto inferiore, arretrato, ignorante.
Nelle modalità e nei contenuti, la scuola che immaginiamo si apre alla storia globale, forma uno sguardo critico sulla storia dell’Occidente, dà voce alle fasce marginalizzate, educa al consenso e all’affettività, alla partecipazione politica, alla cura della collettività e spacca l’identitarismo. Non andiamo verso questa direzione con le riforme di Valditara, non fermiamo la macchina bellica affidando l’istruzione alle forze dell’ordine, non impediamo la disumanizzazione del popolo palestinese censurando l3 docenti che si espongono e reprimendo il dissenso dell3 student3 che manifestano.
Ad oggi, dal 7 ottobre 2023, Israele ha ucciso quasi 18 mila ragazze e ragazzi nella Striscia di Gaza e quasi 200 in Cisgiordania, 500 scuole e università sono state completamente o parzialmente distrutte, 2 milioni di persone sono state costrette a lasciare le case, la quasi totalità di una popolazione largamente composta da giovanissimi a cui è negata l’istruzione o che sono barbaramente presi di mira e uccisi.12 Il colonialismo cancella la cultura del popolo occupato eliminandone le strutture e i responsabili della trasmissione, impedisce al colonizzato ogni forma di autodeterminazione uccidendolo o cancellandone l’identità, forzandolo all’adeguamento nel contesto dell’entità coloniale o riducendolo a una condizione di povertà e marginalità. Tutto questo sta avvenendo in Palestina nel silenzio delle nostre istituzioni, nella ignorazione e deligittimazione del diritto internazionale e nella repressione delle iniziative di chi prova a segnalare questo immenso scandalo.
Docenti per Gaza il 12 aprile scende in piazza a Milano a fianco della popolazione palestinese, della sua resistenza, dell3 su3 insegnanti e dell3 su3 student3, contro il sionismo, il fascismo, il colonialismo, il riarmo, l’autoritarismo e la guerra.
- https://osservatorionomilscuola.com/category/segnalazioni/ ↩︎
- https://www.lindipendente.online/2024/11/08/leonardo-spa-sponsor-del-genocidio-consegnati-nuovi-elicotteri-a-israele/ ↩︎
- https://osservatorionomilscuola.com/2025/01/26/leonardo-spa-ti-mette-le-ali-e-i-docenti-ti-fanno-giocare-alla-guerra/ ↩︎
- https://ilmanifesto.it/repressione-e-disciplina-la-scuola-secondo-valditara ↩︎
- https://www.flcgil.it/scuola/pubblicate-nuove-linee-guida-educazione-civica.flc ↩︎
- https://ilmanifesto.it/bibbia-storia-italica-e-latino-alle-medie-la-scuola-sovranista ↩︎
- https://www.lindipendente.online/2025/04/01/abbiamo-letto-tutto-il-piano-di-riforma-della-scuola-di-valditara-forse-siamo-gli-unici/ ↩︎
- https://www.instagram.com/p/DFF7xbTse6e/?img_index=1 ↩︎
- https://francoberardi.substack.com/p/la-spada-di-damocle ↩︎
- https://www.open.online/2024/01/12/roma-liceo-tasso-occupazione-sanzioni-studenti/ ↩︎
- https://orientxxi.info/magazine/articles-en-italien/la-decolonizzazione-e-una-lotta-pedagogica-ripensare-il-ruolo-dell-accademia,8107 ↩︎
- https://www.pcbs.gov.ps/default.aspx ↩︎
Docenti per Gaza aderisce alla manifestazione nazionale del 12 aprile a Milano