Ancora una volta, Docenti per Gaza denuncia la grave e progressiva criminalizzazione del dissenso che si sta consumando nelle piazze di tutta Italia.
Comunità studentesca, personale educante, classe lavoratrice operaia stanno costruendo un percorso rivoluzionario di mobilitazioni contro il carovita, l’inflazione non regolata, la scarsezza di risorse da destinare alla scuola pubblica e al sistema sanitario nazionale. Dalle piazze di questi ultimi giorni e dalle proteste del personale agricolo e della logistica al Sud Italia, emerge tutta la coscienza politica di un popolo che rimane inascoltato dal proprio governo, intento a fare economia sulla pelle di chi arriva a fine mese con difficoltà, perfino chiedendo 14 miliardi di euro da impiegare nel settore della Difesa a discapito del welfare pubblico.
Davanti a un’esondazione così prorompente, il Governo ha deciso di non aprirsi al dialogo, ma attuare politiche repressive atipiche per uno Stato di diritto: polizia antisommossa, cariche, “caroselli”, arresti, fermi preventivi e soprusi di vario genere. Condanniamo fermamente le politiche autoritarie sperimentate sui corpi di studenti e lavorator* sces* in piazza per gridare all’unisono l’incompetenza del Governo italiano, che continua sulla via della criminalizzazione del dissenso.
Tali misure hanno l’obiettivo di disincentivare le proteste e le manifestazioni, già attenzionate e rese quasi impossibili dal DL Sicurezza. A questo si aggiunge anche la politica repressiva nei confronti della comunità studentesca, il cui diritto alla protesta e allo sciopero viene sanzionato da circolari scolastiche, come avvenuto, in un primo momento, al Polo Liceale di Ariano Irpino, dove le assenze di studenti sono state considerate ingiustificate, perché collettive, e perciò da considerare nell’assegnazione del voto di comportamento. Ci rallegra sapere che, in un secondo tempo, l’Istituto ha poi eliminato la dicitura sanzionatoria nei confronti della condotta e ha permesso la giustificazione dell’assenza.
Il diritto alla mobilitazione, inoltre, viene eroso anche al personale docente, come ci ricorda l’intervento dell’Ufficio scolastico regionale del Piemonte contro un liceo piemontese, che aveva pubblicato su Registro Elettronico la comunicazione inerente a un corteo con il Sudario dei nomi dei bambini di Gaza uccisi da Israele. Mentre la scuola continua il suo lavoro per fornire alle classi gli strumenti adatti a sviluppare il proprio pensiero critico, il Ministro Valditara accusa la scuola di indottrinamento e, ovviamente, manda un’ispezione.
Come non ricordare, poi, le azioni di intimidazione contro le scuole che avevano apposto lo striscione “Qui nessun* è stranier*”, come successo a Genova, dove la DIGOS stessa si è sentita in diritto di togliere lo striscione affisso.
A tutto ciò aggiungiamo anche la schedatura costante di chi partecipa e di chi promuove le manifestazioni, derubricate come “vandale”, “selvagge”, “incivili” e spesso anche “antisemite”. Quest’ultimo caso si applica soprattutto alle manifestazioni a sostegno del popolo palestinese, che vengono schedate direttamente da Israele, grazie a fonti infiltrate, come si può ben vedere al sito del Ministero degli Affari della Diaspora e della Lotta contro l’antisemitismo, nei cui report sono presenti coordinate geografiche, realtà promotrici, likes raggiunti nei post su IG e che assegna a ognuna di esse un grado di pericolosità. Docenti per Gaza non può che condannare l’ennesima criminalizzazione del movimento a sostegno della Palestina e di denuncia delle politiche genocidarie israeliane nella Striscia di Gaza, e di pulizia etnica e di apartheid nei Territori Occupati. A questo proposito, ci chiediamo chi dia tali dati alla politica israeliana, che di fatto controlla lo stato delle piazze sulla penisola. Dunque, mentre il governo italiano si fa promotore di politiche nazionaliste, allo stesso tempo decide di asservirsi allo Stato d’Israele nel controllo delle piazze, strumentalizzando l’antisemitismo come arma politica contro chi si dichiara antisionista, proprio come il DDL Antisemitismo richiede.
Infine, vogliamo denunciare la quantità di informazioni false che stanno girando riguardo a potenziali disordini organizzati direttamente sui social media e diffusi con passaparola sui canali di messaggistica istantanea. Tali comunicazioni sono atte soltanto a creare un clima di tensione che disincentivi alla partecipazione di proteste, presidi, sit-in, cortei e manifestazioni, proprio mentre l’Italia tutta si sta ribellando.
Oltre a tali informazioni false di depistaggio, il CdM è intervenuto ieri sera con nuove misure nel DL Sicurezza, tra le quali emerge il nuovo reato di partecipazione a una manifestazione violenta, punibile fino a un massimo di 5 anni di carcere e una multa che può raggiungere 20.000€. Pene che possono aumentare, inoltre, se si è a capo coperto e che la Lega stessa propone come pretesto per revocare la cittadinanza.
Docenti per Gaza legge tutte queste dinamiche con le medesime lenti: criminalizzazione del dissenso, politiche autoritarie e di polizia per rispondere a un disagio socio-politico ed economico che sta investendo tutto il mondo e da cui non si può tornare indietro.
La mobilitazione continua: ci vedremo nelle piazze del 30 ottobre!
La criminalizzazione del dissenso