Docenti per Gaza

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Nella notte del 27 luglio l’equipaggio della nave Handala, composto da 21 attivisti umanitari disarmati, è stato illegalmente sequestrato in acque internazionali dalle forze militari israeliane.

La Handala era impegnata, nel pieno rispetto del diritto internazionale, del diritto umanitario e dei diritti umani, nel trasporto di aiuti umanitari essenziali destinati alla popolazione civile della Striscia di Gaza: alimenti per l’infanzia, forniture mediche e beni di prima necessità.

Da quasi cinque mesi, a seguito di un nuovo blocco imposto da Israele il 2 marzo di quest’anno – ma a tutti gli effetti in essere già dal 2007 – non è stato autorizzato l’ingresso nemmeno di un singolo carico alimentare nella Striscia. Attualmente, si registra una media di dieci decessi al giorno per inedia, cioè morte per fame, e una quota crescente della popolazione ha raggiunto il quinto stadio di denutrizione, una condizione irreversibile in cui l’organismo consuma i propri tessuti per sopravvivere.

Le azioni del governo israeliano costituiscono gravi e sistematiche violazioni della Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1948, delle risoluzioni delle Nazioni Unite, nonché delle sentenze emesse dalla Corte Internazionale di Giustizia (CIG). In particolare, la sentenza del 26 gennaio 2024 ha ordinato a Israele di adottare misure efficaci e immediate per consentire l’accesso agli aiuti umanitari. A ciò si aggiunge il parere consultivo della CIG del luglio 2024, che ha definito l’occupazione israeliana della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e della Striscia di Gaza, nonché delle relative acque territoriali, una grave violazione del diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese, del divieto di acquisizione territoriale con la forza e del divieto di apartheid e segregazione razziale.

Nel maggio 2025, la Corte Internazionale di Giustizia ha avviato ulteriori udienze sugli obblighi dello Stato di Israele in merito alla facilitazione dell’ingresso degli aiuti umanitari a Gaza, in risposta a una richiesta dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

In questo quadro di pressione internazionale, Israele ha oggi annunciato una tregua giornaliera di 10 ore in specifiche aree della Striscia di Gaza per consentire la distribuzione di aiuti. Tuttavia, si tratta di misure insufficienti che nulla hanno di umanitario in quanto gli attacchi israeliani continueranno allo scadere delle ore di tregua. Per di più, ciò è avvenuto dopo la deliberata distruzione di tonnellate di forniture umanitarie bloccate al valico Kerem Shalom dallo stesso esercito israeliano, la morte di almeno mille persone dall’inizio dal blocco, per mancanza di cibo o assassinate nei centri di distribuzione della cosiddetta “Gaza Humanitarian Foundation” o, ancora, a causa degli incessanti bombardamenti.

Nonostante le documentate violazioni, il governo italiano continua a sostenere politicamente e militarmente lo Stato di Israele, anche attraverso la fornitura di armamenti e tecnologie militari, in applicazione del Memorandum d’Intesa sulla cooperazione militare e della difesa sottoscritto nel 2005, rinnovato a giugno di quest’anno.

Alla luce del parere della Corte Internazionale di Giustizia del luglio 2024, che ribadisce il dovere degli Stati terzi di adottare misure per porre fine a violazioni gravi del diritto internazionale, e richiamando la risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che impone a Israele di porre fine all’occupazione dei Territori Palestinesi entro settembre 2025, chiediamo con urgenza al Governo italiano di:

  • Richiedere formalmente e pubblicamente il rilascio immediato e il passaggio sicuro verso Gaza dei cittadini italiani Antonio La Piccirella e Antonio Mazzeo, insieme agli altri attivisti a bordo della Handala, garantendo loro la necessaria protezione e, se del caso, assistenza consolare. Gli Stati terzi hanno l’obbligo di tutelare la sicurezza dei civili coinvolti in missioni umanitarie.
  • Attivarsi per aprire le acque territoriali italiane al passaggio di missioni umanitarie dirette a Gaza, e per istituire un corridoio marittimo umanitario sicuro e continuo. Tale impegno risponde agli obblighi derivanti dalle misure provvisorie ordinate dalla CIG, che impongono agli Stati di agevolare l’accesso umanitario su larga scala per prevenire danni irreparabili alla popolazione.
  • Imporre un embargo immediato e bilaterale sulla cooperazione militare e commerciale con Israele, sospendendo il Memorandum d’Intesa del 2005. Ciò è conforme alle Convenzioni di Ginevra e alla Convenzione sul genocidio, e rappresenta un passo necessario per evitare complicità nei crimini in corso.
  • Promuovere in ambito europeo e internazionale l’adozione di sanzioni vincolanti, economiche e diplomatiche nei confronti di Israele, includendo la sua sospensione dai consessi multilaterali, tra cui l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in considerazione delle sistematiche violazioni della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale umanitario.

Ci attendiamo che il Governo italiano agisca con determinazione e coerenza, nel rispetto dei principi costituzionali, degli obblighi internazionali e delle istanze di giustizia espresse dalla cittadinanza, dalla comunità accademica e dalla società civile.

Infine, esprimiamo la nostra piena solidarietà al collega Antonio Mazzeo, docente di scuola secondaria di primo grado, giornalista e promotore dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, e ad Antonio La Piccirella, skipper e attivista barese, che con coraggio e coerenza hanno scelto di partecipare a questa missione umanitaria a loro stesso rischio e pericolo. Antonio Mazzeo è atterrato a Fiumicino poche ore fa, mentre Antonio La Piccirella verrà processato da una corte israeliana.

Auspichiamo che, a differenza di quanto avvenuto nel caso della relatrice ONU Francesca Albanese – colpita da sanzioni ingiustificate da parte del governo statunitense senza alcuna difesa da parte del nostro esecutivo – il Governo italiano assuma una posizione netta e pubblica a tutela di cittadini e attivisti che si battono per la giustizia e la legalità internazionale.

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