Docenti per Gaza

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Veronica

L’11 agosto scorso, sul giornale Avvenire, è stato pubblicato un articolo del filosofo Eugenio Mazzarella, intitolato “Il Nobel per la pace ai bambini di Gaza”. Da quel giorno, è stata lanciata una petizione, a cui hanno aderito molti esponenti della politica cosiddetta d’opposizione – PD, AVS, M5S e Noi Moderati -, giustificando l’adesione come un atto di protesta nei confronti dell’indifferenza dei governi occidentali (Conte), come una denuncia dell’”orrore di Gaza” (Fratoianni) e della tregua, sotto la quale non sono cessate le uccisioni di bambin* (PD), e infine come un modo per “risvegliare la responsabilità sociale e la protezione dei diritti civili” (Lupi). C’è una frase che più di tutte descrive il carattere della petizione, e la riportiamo qui: “loro (bambin* di Gaza, ndr) conoscono solo l’orrore, nudo e crudo. Loro che non hanno avuto pace, meritano il Nobel per la pace”. Ringraziamo Conte per averci dato il gancio per comprendere a pieno il nodo della petizione: il pietismo, la pornografia del dolore e uno sguardo coloniale e paternalista, proprio di chi vuole lavarsi la coscienza dei propri crimini, assegnando addirittura un premio di pace a chi viene ucciso da bombe sioniste e occidentali. Noi di Docenti per Gaza non firmeremo questa petizione, non la rilanceremo e non la diffonderemo, per diversi motivi che, per facilità di lettura, elencheremo qui sotto: -in primis, lo sguardo coloniale nei confronti della popolazione infantile e adolescenziale palestinese, che viene riconosciuta soltanto come vittima, e addirittura premiata per quello che viene definito dal filosofo stesso “un sacrificio”. Chiamare “sacrificio” il genocidio a Gaza e la pulizia etnica nei Territori Occupati sottintende una volontà della morte stessa, che chiaramente non sussiste. Siamo, ovviamente, lontani dal concetto di martirio, che parte della popolazione palestinese sostiene ogni volta che Israele, con le sue e le nostre bombe, si fa avanti nel suo piano di sterminio. Il martirio non avviene in nome della pace, ma in nome della giustizia, in nome della propria terra, e in nome di una totale remissione alla volontà del proprio Dio. La parola sacrificio, invece, allude a una resa da eroizzare, imputando alla popolazione infantile e adolescenziale palestinese la responsabilità della pace in Asia sud-occidentale e, ancora, la funzione di monito ai governi occidentali. Insomma, la vittima viene eroizzata nel proprio dolore e nella propria morte, perché utile allo sguardo lontano e sicuro di chi non mette in atto misure politiche contro Israele, ma fa lunghi discorsi sulla resilienza docile palestinese; -la petizione e l’eventuale conseguente candidatura coincide, per noi, con un’offesa all’agency della popolazione palestinese: come Mohammed el Kurd spiega bene, il popolo palestinese viene difeso dalla politica, e quindi anche dai partiti d’opposizione nostrani, soltanto quando perfettamente inerme, docile e mansueto: chi di meglio, quindi, di bambin*? Perché, al contrario, non si può parlare delle strategie di resistenza che mette in atto perfino la popolazione palestinese più piccola? E’ notizia di ieri, infatti, di come bambin* abbiano fatto volare aquiloni nel cielo di Gaza per assaporare un po’ di quella libertà che Israele, con la complicità dei governi europei, sta violando; Israele, ovviamente, ha ribadito l’equazione aquilone=drone e ha minacciato di attaccare chiunque faccia volare un aquilone, come Israele già fece nel 2018 durante la cosiddetta “Marcia del ritorno”. Perché, allora, non parlare di bambin* che nei Territori Occupati hanno avviato una protesta contro coloni ed esercito sionista, che stavano impedendo loro di andare a scuola? Il motivo è palese: all’Occidente piace una certa narrazione pietistica, invece di guardarsi allo specchio e rendersi conto di essere complice dell’uccisione di 71.000 persone, di cui 20.000 bambin* (ricordiamo che queste sono stime a ribasso e che le uccisioni continuano, giorno dopo giorno, senza contare le persone disperse, le persone senza la dignità di un corpo, le persone morte per fame, per sete, per malattia). -cosa c’è di più violento di assegnare un Nobel per la pace a quella stessa popolazione del cui genocidio siamo anche noi responsabili? Il mito degli “italiani brava gente” colpisce ancora e, con estrema vergogna, non possiamo non notare il grado di deresponsabilizzazione della politica italiana, che si autoassolve semplicemente firmando una petizione. Se per un attimo dovessimo metterci nei panni (laceri e sporchi quando fortunat) della popolazione palestinese, come suonerebbe questo premio? L’ennesima spettacolarizzazione di un genocidio, di un sistema di apartheid e di pulizia etnica, delle deportazioni, l’ennesima reificazione di un popolo e addirittura della sua porzione più innocente e fragile: i bambin*. A cosa serve assegnare un premio del genere se poi, voltata la schiena, continuiamo a stringere patti economici, commerciali, culturali e tecnologici con Israele? A cosa serve assegnare un premio del genere, mentre criminalizziamo ogni tentativo di Resistenza, armata o meno, del popolo palestinese? In sintesi, a cosa serve assegnare un premio per la Pace al popolo palestinese più piccolo, anagraficamente parlando, se la nostra politica è responsabile della violazione del loro diritto di esistere, di andare a scuola, di giocare, di amare, di farsi il bagno nel mare, di avere una casa, di avere dei genitori, di avere una famiglia integra, di avere libertà, di avere spazi pubblici ricreativi, di divertirsi? E potremmo andare avanti per ore. La risposta, per noi, è la seguente: white-saviorism. -in ultimo, questo termine, la pace. Non smetteremo mai di ribadire che la pace non serve a niente, se non accompagnata, o anzi preceduta, dalla giustizia. O forse il nobel per la pace è pensato perché, con la soluzione finale per Gaza e Territori Occupati, Israele sarà libero di appropriarsi di tutta la terra e di stabilirsi come etnia maggioritaria? Che la pace dipenda dalle morti palestinesi? Abbiamo mai chiesto al popolo palestinese cosa significhi per loro “pace”? Che tipo di pace vogliano? L’Occidente continua a percepire la pace come l’assenza di bombardamenti, senza assolutamente mettere in discussione il sistema di apartheid, la pulizia etnica, le deportazioni e le detenzioni, senza includere le restituzioni di terre e case alle persone legittime proprietarie e senza augurarsi e lavorare affinché Israele paghi per i crimini contro l’umanità e di

Dal 28 al 30 marzo 2026 alle Fiere di Parma si terrà la EOS- European Outdoor Show: una fiera a carattere internazionale che vedrà tra gli espositori diverse armerie e fabbriche di armi e munizioni (1). Tra queste alcune vendono o producono armi e munizioni per la caccia e lo sport, ma anche e soprattutto per la guerra. Ad esempio, i marchi Beretta e Fiocchi presenti tra gli espositori a Parma compaiono nei negozi in Israele e nei territori occupati della Cisgiordania (2). La maggior parte dell’export riguarda soprattutto armi e munizioni non predisposte per lo specifico impiego militare, ma non per questo è meno grave, considerato che le armi possono essere acquistate da privati cittadini, tra cui gli stessi coloni che occupano i territori palestinesi. Ad allarmare è anche il coinvolgimento dei minori. Dalla stampa locale (3), infatti, si legge che ci sarà la possibilità di provare alcune armi in 13 linee di tiro allestite fuori dai padiglioni e che l’ingresso sarà gratuito per i minori di 12 anni. Immagini e video delle edizioni precedenti della stessa Fiera, ad esempio a Verona lo scorso anno, mostrano minori con armi in mano (4), come se fossero giocattoli. La fiera EOS, dunque, non è una semplice esposizione di attrezzatura per il tempo libero e lo sport all’aria aperta, ma una vera e propria fiera delle armi. Come Docenti per Gaza esprimiamo la nostra forte preoccupazione e opposizione a questo evento, che a nostro avviso contribuisce a quel processo di normalizzazione della guerra in atto in vari settori della società. Creare un’atmosfera di familiarità con le armi, le munizioni, l’abbigliamento militare e quant’altro, soprattutto per i minori, è particolarmente agghiacciante nel contesto attuale di conflitto globale, con il più alto numero di Paesi in guerra dopo la seconda guerra mondiale, con il genocidio in atto nei confronti del popolo palestinese e con la corsa al riarmo. Senza parlare della crescente presenza di militari nei luoghi di istruzione (5) e del recente inasprimento della repressione, del controllo e della censura. (1) Catalogo degli espositori: https://catalogue.eos-show.com/2026/IT/fratelli-tanfoglio-s-r-l_219 (2) Dossier di Altra Economia (marzo 2025): https://altreconomia.it/armi-e-munizioni-italiane-in-mano-ai-coloni-nei-territori-occupati/ (3) Articolo stampa locale sulla Fiera di Parma (febbraio 2026): https://www.parmatoday.it/attualita/Fiera-Armi-Parma-Polemiche.html (4) Articoli circa le edizioni precedenti della Fiera: https://www.youtube.com/watch?v=E1mbDZ5E_CM; https://www.repubblica.it/cronaca/2025/02/11/news/verona_fiera_armi_bambini_fucili-423995633/; https://www.lastampa.it/editoriali/lettere-e-idee/2025/02/12/news/quei_bimbi_con_le_armi_in_mano_sconfitta_umana_e_educativa-14996832/(5) Approfondimento sulla Cultura della Difesa: https://fondazionefeltrinelli.it/pubblico/a-scuola-di-difesa/ skip render: ucaddon_pdf_viewer SCARICA COMUNICATO 24/01/2026 Comunicato Docenti per Gaza contro la Fiera EOS di Parma ed ogni pratica di normalizzazione della Guerra Risorse Risorse per docenti e scuole Progetti per le scuole Segnalazione libri di testo Segnalazione censure Cos’è docenti per Gaza Edit Template

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