La Legge di Bilancio 2026 spalanca le porte a un grave impoverimento del tessuto socio-economico: gli interventi sui salari, a fronte sia del crollo del potere d’acquisto sia dell’inflazione, sono perlopiù insufficienti a vivere una vita dignitosa ed è la stessa classe lavoratrice a dover sostenere, a scapito del welfare, il peso dei futuri piani di riarmo elaborati in sede europea e NATO.
La scuola pubblica è attaccata: è infatti prevista la riduzione diretta di circa 5.660 posti docenti e 2.174 posti ATA nel triennio 2025-2028, risparmiando sulla qualità e sulla continuità didattica e gravando ancora di più sul personale in servizio, sfruttato e spesso precario.
In questo contesto di riarmo e contrazione dello stato sociale, la militarizzazione della scuola insieme alle riforme sulle Indicazioni Nazionali e la crescente repressione del dissenso seminano il terreno e preparano alla legittimazione socio-culturale del bellicismo e dell’autoritarismo. La progressiva e documentata presenza delle forze dell’ordine all’interno delle scuole, i progetti scolastici che prevedono attività coordinate con l’esercito o con industrie belliche (come Leonardo) normalizzano nelle persone giovani la cultura della guerra e della violenza, rendendola accettabile o persino spingendo alla partecipazione attiva nella produzione di armi e nella difesa. A livello governativo, le disposizioni del Ministero sulle Indicazioni Nazionali, già emanate, segnalano la conferma e il potenziamento dell’indirizzo eurocentrico, nazionalista e identitario dell’istruzione, che si vuole sempre più piegata a strumento di propaganda politica. Si desidera trasformare la scuola in un laboratorio coloniale; si tenta di normalizzare una formazione ben lontana dall’educare alla tolleranza, al rispetto del diverso, alla sua conoscenza per scardinarne gli stereotipi, alla relazione e cooperazione – un’istruzione che intreccia alleanze e non agisce sfruttamento. La comunità educante è progressivamente censurata nella propria libertà d’insegnamento e sempre più impoverita, contribuendo così a formare materialmente i presupposti culturali e umani per favorire il consenso alle politiche securitarie, nonché ai piani di riarmo in atto.
A questo drammatico e pericoloso panorama si aggiungono anche le note repressive, gli attacchi censori e le intimidazioni che, dall’alto, piovono sulla scuola: ricordiamo il DDL Gasparri che vuole rendere legge le linee guida contro l’antisemitismo dell’IHRA, sovrapponendo l’antisemitismo all’antisionismo: il corpo docente rischia di non potere più contestualizzare e spiegare l’apartheid, la pulizia etnica, le deportazioni e il genocidio che lo Stato d’Israele sta perpetrando ai danni del popolo palestinese senza essere denunciato all’ufficio dirigenziale per antisemitismo, rischiando una pena dai 2 ai 6 anni ed è inoltre chiamato a fare delazioni su docenti e studenti. Il DDL Gasparri obbligherà poi il corpo scolastico a partecipare a corsi di formazione annuali su cultura ebraica e israeliana. Si conferma così, di fatto, la gravissima distorsione storica che chiede a gran voce di normalizzare ed equiparare un movimento politico, quale l’antisionismo, alla discriminazione, alle ostilità, e alla violenza contro gli ebrei in quanto ebrei – che è invece la definizione di antisemitismo.
A tutto questo si aggiunge la circolare di Valditara, emanata poche settimane fa, sull’obbligo al contraddittorio nei dibattiti, istituzionalizzando una pratica perniciosa già in atto a scuola. Anche l’attacco alla formazione continua del corpo docente contribuisce a questo quadro, ricordiamo che il Ministero dell’Istruzione ha contestato i requisiti per l’accreditamento di un corso di formazione organizzato dall’ente CESTES insieme all’Osservatorio contro la militarizzazione nelle scuole su didattica decoloniale, educazione alla pace e al dialogo, chiaramente in netto contrasto con l’agenda politica di Mattarella-Meloni. Ricordiamo gli attacchi all’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, gli attacchi alla carriera ALIAS, la riforma 4+2 con cui si vogliono fare entrare le aziende nelle scuole, plasmando classi lavoratrici e non pensanti. E ancora,la riforma del Codice Etico e di Comportamento del corpo docente e, infine, le nefaste Indicazioni Nazionali e Linee Guida per l’Educazione Civica, che sottolineano il valore della patria, la superiorità culturale dell’Occidente, la figura dell’insegnante come magister e non come professionista.
Abbiamo bisogno di un’educazione che sia decentrata rispetto alla declamata supremazia occidentale, alle logiche di dominio coloniale su cui è strutturata, alle narrazioni identitarie, alla paura dell’altro, alla tendenza individualista di un sistema economico e culturale che genera soggetti sempre più isolati, stanchi e insoddisfatti. Abbiamo bisogno di un’istruzione cooperativa, partecipativa, progressista, che rappresenti un baluardo di resistenza culturale e formativa contro un’economia di guerra alimentata dalle disuguaglianze e centrata sulla difesa dell’individuo e dell’identità corazzata del Paese. Abbiamo bisogno, come comunità educante, di essere riconosciuti come professionisti, come guida verso un pensiero personale critico e consapevole e non come dispensatrice di disciplina e ferreo nazionalismo.
Riteniamo urgenti e necessarie misure a sostegno e a tutela della scuola pubblica: migliori condizioni materiali per i suoi dipendenti, il potenziamento delle strutture, una formazione professionalizzante dei docenti, gratuita, vigilata e aderente a standard di qualità effettivi (non affidata a università telematiche di dubbia serietà), la buona salute dell’istruzione critica delle classi, la decolonizzazione del sapere, l’educazione al consenso, all’empatia, all’antifascismo, alla giustizia ambientale, al transfemminismo, alla libertà e ai diritti che il nostro Paese ha faticosamente raggiunto. Riteniamo imprescindibile avere come obiettivi la lotta contro le disuguaglianze e le diverse forme di oppressione e prevaricazione, insegnando con intelligenza, sensibilità, dovere civico, senza mai mettere in secondo piano il rispetto per il lavoro che svolgiamo quotidianamente con serietà e professionalità: la stretta politica autoritaria che definisce il nostro governo, in pieno accordo con la tendenza globale, NON TROVA POSTO TRA I BANCHI DI SCUOLA!
Docenti per Gaza aderisce allo sciopero indetto da Cobas, Usb, Sgb e Cub nella giornata del 28/11.