In data 2 luglio, gli Uffici Regionali Scolastici hanno ricevuto una comunicazione riservata dal Ministero dell’Istruzione e del Merito con la richiesta di comunicare eventuali incontri svolti in orario scolastico con Imam e visite didattiche presso Moschee, specificando, ove possibile, il numero delle scuole coinvolte.
Come mai il MIM ha diramato una richiesta di questo tenore? La risposta sta nelle due Risoluzioni, attualmente in esame della VII Commissione della Camera dei Deputati, presentate dall’on. Sasso (Futuro Nazionale) e on. Miele (Lega), riguardanti, rispettivamente, il rischio di ‘indottrinamento islamista’ e il rafforzamento delle garanzie di pluralismo nelle scuole.
Pertanto, appare chiaro il fine ultimo della richiesta stessa: non, eventualmente, quello di valorizzare, e dunque rendicontare, le attività inerenti al dialogo interreligioso e interculturale, ma al contrario quello di estendere la retorica nazionalista arabofoba e islamofoba, richiamandosi alla falsa necessità di fronteggiare il pericolo di radicalismo islamista nel nostro Paese e, dunque, nelle nostre scuole.
Per la rete Docenti per Gaza, questa misura rappresenta l’ennesimo attacco del MIM nei confronti della scuola pubblica, calpestando ancora una volta la Costituzione, la pedagogia, la professionalità del corpo docente, l’apprendimento delle classi e il ruolo delle famiglie. Ecco le nostre ragioni:
- Il censimento delle attività progettate e promosse dal corpo docente, dunque approvate dalla Dirigenza, mina la libertà di insegnamento (art. 33) e l’autonomia scolastica, operando nuovamente intimidazioni e censure;
- Il censimento rivolto soltanto alle attività inerenti un credo religioso calpesta gli artt. 3 e 19 della Costituzione, dove viene proclamata la libertà religiosa e il principio d’uguaglianza a prescindere dalla religione professata;
- Le due risoluzioni, e dunque il censimento imposto, sono in netto contrasto non solo con la Costituzione, ma anche con le Linee guida per l’Ed.Civica, che prevedono attività di cittadinanza attiva, promuovendo il dialogo interculturale;
- Le due risoluzioni, e dunque il censimento imposto, sono in netto contrasto con l’Agenda 2030 che, tra i suoi obiettivi primari, ha la promozione di società inclusive, frutto della lotta alle discriminazioni e della comprensione della diversità culturale.
Ci preme poi ricordare la differenza di trattamento tra attività sui tre monoteismi: mentre oggi viene richiesto un censimento di matrice razzista nei confronti della religione musulmana, tacciata di integralismo e di radicalizzazione delle classi, le attività sulla religione ebraica sono invece continuamente promosse a tal punto che l’Osservatorio contro l’antisemitismo ne richiede il censimento per valutare l’azione di contrasto all’antisemitismo nelle scuole. Dunque, le attività su ebraismo e Shoah vengono promosse in ottica di dialogo interculturale, mentre le attività sull’Islam vengono considerate indottrinanti e pericolose, tradendo pertanto un preoccupante bias di matrice islamofoba e razzista.
Inoltre, dobbiamo sottolineare come il consenso informato richiesto dall’On. Miele non sia però stato previsto per l’entrata nelle scuole di soldati dell’IDF e delle Comunità Ebraiche, palesemente schierate a favore della politica genocidiaria di Israele nei confronti del popolo palestinese.
Vogliamo anche ricordare come il mondo cattolico nelle scuole abbia offerto il destro ad associazioni Pro Vita, come Teen Star, che diffondono un modello di educazione sessuo-affettiva erronea, improntata al mantenimento degli stereotipi di genere in ottica omobilesboatransfobica, senza tuttavia essere interessata da alcun provvedimento di censimento. E anche in questo caso, non si è mai parlato di consenso informato.
Infine, vogliamo assolutamente evidenziare la vicinanza temporale di questa schedatura a quella della popolazione palestinese nelle nostre scuole: provvedimento giustificato, a suo tempo, con esigenze di accoglienza, di cui abbiamo già parlato come Rete, e di cui però non si è avuto seguito in termini didattico-pedagogici e operativo, tanto è vero che non è stato ancora presentato un piano umanitario di accoglienza di studenti provenienti dalla Palestina (come fatto per l’emergenza Ucraina), sopravvissuti/e al genocidio e alla pulizia etnica operata da Israele.
Contraddittorio è, inoltre, ciò che le Istituzioni politiche promuovono esteriormente e ciò che operativamente richiedono alle scuole: mentre le Indicazioni Nazionali imposte dal Min. Valditara parlano, in merito all’insegnamento dell’Italiano, l’analisi storico-letteraria di Bibbia e Corano in ottica di dialogo interculturale, ecco spuntare l’ennesima misura razzista nei confronti della comunità musulmana in Italia. Che le Indicazioni Nazionali, dunque, rappresentino solo una mera facciata?
E questo si può applicare anche alla famosa Agenda 2030, bussola socio-politica dell’Ed. Civica e della didattica in generale, ma che viene completamente slegata dal contesto reale della società: operativamente parlando, cosa sta facendo il Ministero del MIM per favorire gli obiettivi 1 (abbattere la povertà) ,4 (istruzione di qualità),5 (parità di genere),10 (ridurre le disuguaglianze) e 16 (pace, giustizia e istituzioni solide)? Nell’ordine: sta privatizzando la scuola, ingrassando le maglie della povertà; sta appiattendo la qualità dell’istruzione e dell’educazione, favorendo la professionalizzazione dell’istruzione, ormai piegata alle logiche di mercato; sta contrastando ogni disegno di educazione sessuo-affettiva, vietando al corpo docente di discutere di tematiche fondamentali e percepire urgenti dalle stesse classi, oltre a disincentivare l’uso della carriera Alias; sta discriminando la comunità musulmana, la comunità studentesca italiana (e non) con background migratorio e, in ultimo, sta stringendo sempre più partnership con aziende belliche e con l’esercito italiano, sta provvedendo personalmente nel punire e censurare docenti e studenti che hanno osato trattare il genocidio, la pulizia etnica e le politiche di apartheid in Palestina, anzi favorendo l’entrata di gruppi sionisti nelle scuole. Ci chiediamo dunque se anche l’Agenda 2030 serva per pulirsi la coscienza e offrire una facciata dipinta di stucco per coprire voragini create a forza di picconate sulle pareti del sistema d’istruzione italiano.
Come Docenti per Gaza, ribadiamo che la nostra scuola deve rimanere luogo di dialogo tra culture, svincolato da stereotipi e pregiudizi. Se è vero che l’Italia è uno Stato laico, allora la politica deve rispettare ogni confessione religiosa e ha il diritto morale di insegnare alle classi la straordinaria e multiforme complessità delle società attuali.
Questa misura, al contrario, comunica tutta la violenza di un sistema politico razzista, islamofobo, arabofobo e ispirato a logiche autoritarie che avremmo voluto non vedere più e che, invece, continuano a ripetersi.
Nuovo attacco all’Istruzione pubblica