Docenti per Gaza

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Per la liberazione del popolo palestinese, per l’embargo contro lo stato occupante d’Israele e per il sostegno alla Global Sumud Flotilla.

Come insegnanti di tutto il paese riteniamo essenziale al nostro ruolo pedagogico prendere una posizione chiara e decisa all’interno delle scuole in cui lavoriamo contro il genocidio in corso e contro l’oppressione coloniale israeliana. Pratichiamo una didattica orientata alla decolonizzazione del sapere scolastico: rifiutiamo ogni tentativo ministeriale di esasperare l’eurocentrismo delle Indicazioni nazionali che spinge ai margini i popoli assoggettati e oppressi. Riteniamo necessario alimentare lo spirito critico del corpo studentesco affinché la ragione sia coltivata come strumento di resistenza a ogni forma di oppressione e deumanizzazione.

L’atroce regime d’occupazione ha preso di mira la cultura e l’istruzione in Palestina: ad oggi dal 7 ottobre sono state registrate 18592 vittime tra bambini, bambine e adolescenti nella Striscia di Gaza, 210 in Cisgiordania – senza contare i corpi dispersi tra le macerie. Più di 500 le strutture scolastiche e universitarie parzialmente o totalmente distrutte. È parte essenziale della strategia coloniale sin dalla Nakba e fondazione dello stato d’Israele: impedire la trasmissione del sapere, obbligare il popolo palestinese oltre che alla fame anche all’ignoranza per annullarne le difese cognitive e dominarlo più agilmente, farne perdere la tradizione culturale per spogliarlo della propria memoria e sfocarne l’identità perché si perda nella storia. Ma il popolo palestinese fieramente resiste e difende la propria alfabetizzazione e conserva la propria identità rispondendo all’occupazione oltre che con le armi, anche con la ragione, con la cultura, con l’educazione. Come docenti in Italia, non possiamo rimanere indifferenti a tutto questo.

La nostra rete nasce per alimentare una risposta dell’istituzione scolastica nel nostro paese allo scandalo di cui siamo giornalieri testimoni, a fronte di un assordante silenzio e una crescente repressione da parte degli organi ministeriali ma anche di dirigenti e collegi docenti. Mettiamo dunque in pratica forme di resistenza culturale all’interno delle strutture in cui lavoriamo, presentiamo a studentesse e studenti la pulizia etnica, l’apartheid e il genocidio del popolo palestinese nella loro verità storica, lasciando parlare le fonti e i testimoni dell’oppressione, educhiamo i giovani all’empatia e allo sguardo critico contro l’individualismo sfrenato, il razzismo e l’identitarismo che fungono da roccaforti globali del massacro in corso.

Continuiamo a difendere il valore di quel ‘mai più’ che ci era stato insegnato e che continuiamo a insegnare. Siamo tutti chiamati a prendere parola contro la riproposizione delle tragedie storiche: se le portiamo in classe non lo facciamo per gusto enciclopedico ma per insegnare a riconoscerle nel presente, a combatterle e a vigilare pertanto sui valori di autodeterminazione, libertà, resistenza – convinti che la pace non possa esistere senza giustizia.

Rifiutiamo quindi tutte le forme di censura e repressione che abbiamo subìto e che stiamo subendo. Non possiamo tollerare che genocidio e pulizia etnica vengano etichettati come argomenti divisivi, rifiutiamo l’imposizione di contraddittori rispetto alle testimonianze della brutale oppressione coloniale che da più di settant’anni si abbatte sul popolo palestinese e ci rifiutiamo di evitare l’argomento all’interno degli organi collegiali – come intimatoci dagli Uffici Scolastici Regionali.

Consci che il primo ostacolo all’abbattimento di questo muro di silenzio che grava all’interno delle scuole sia la paura di esporsi in un contesto in cui spesso a essere critici si è soli, invitiamo tutto il corpo docente con cui entriamo in contatto di prendere parola e a nominare nelle proprie classi i crimini e le violazioni dei diritti di cui si sta macchiando lo stato israeliano.

Invitiamo inoltre a contattarci e partecipare alle nostre iniziative per costruire insieme progetti didattici e alleanze per decolonizzare il sapere e portare la Palestina nelle scuole fino al giorno della sua liberazione.

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