Docenti per Gaza

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Domenico Camarda

Da giorni si discute di una nota dell’USR Lazio dipendente da una direttiva emanata dal Dipartimento per il sistema educativo e di istruzione del MIM; tale nota chiede una rilevazione della presenza di studenti provenienti dalla Palestina attualmente presenti negli Istituti scolastici italiani.In poche parole, viene richiesto alle scuole di riferire le generalità di ogni studente palestinese, esplicitandone il numero in ogni scuola, pubblica e paritaria.A buon diritto, la società civile ha sollevato un dubbio: che sia una schedatura su base etnica?Ci preme dunque, dopo aver consultato tutti i documenti normativi e aver ascoltato la debole difesa del ministro Valditara, dimostrare che sì, tale dispositivo costituisce un censimento su base etnica della popolazione palestinese in età scolare presente su suolo italiano.La direttiva UE e le misure pregresse per la situazione UcrainaIl ministro Valditara difende la nota, pertanto anche la direttiva emanata dal Dipartimento, riferendosi soprattutto alle misure che il ministro Bianchi del governo Draghi mise in atto per gestire la crisi umanitaria di studenti in fuga dall’Ucraina dopo l’invasione russa. Infatti, in seguito alla Direttiva UE 2001/55/CE sulla Protezione Temporanea, l’allora Ministero dell’Istruzione emanò tre circolari per far fronte a un flusso migratorio straordinario che avrebbe interessato le scuole: NOTA N.381 DEL 4/3/2022, NOTA N.576 DEL 24/3/2022 e una terza nota dell’Aprile 2022 Indicazioni operative in merito all’accoglienza scolastica per gli studenti ucraini.Le tre note si prefiggevano lo scopo di informare il personale docente riguardo l’accoglienza, giustamente spiegando la portata del trauma e dunque le misure educative necessarie, tra cui anche la redazione di PDP (Piano Didattico Personalizzato), la necessità di un supporto psicologico, linguistico e sociale. A queste note vengono anche allegate risorse utili circa la didattica, il sistema scolastico ucraino, gli eventi geopolitici ucraini e la sua storia. Insomma, un vero e proprio insieme di note volte a preparare la scuola italiana al difficile compito di accogliere persone con una storia difficile. Per la Palestina, è chiaro che non ci troviamo di fronte a uno stesso scenario: non essendoci stato alcun canale straordinario per persone profughe da Gaza e dai Territori Occupati e non essendoci stato un flusso migratorio notevole dipendente da suddetto canale, il MIM non si è comportato come il MI del 2022. Del resto, il Governo italiano stesso non ha favorito corridoi umanitari, anzi, ha continuato e continua tuttora, a finanziare Israele, responsabile del genocidio nella Striscia di Gaza. Ufficialità ed efficacia del monitoraggio di studenti provenienti dall’UcrainaIl Ministro dell’Istruzione Bianchi nel 2022 fece inscrivere all’ANS (Anagrafe Nazionale Studenti) tutt* l* studenti provenienti dall’Ucraina, tramite un monitoraggio continuo che le stesse scuole erano chiamate a svolgere sulla piattaforma ufficiale SIDI. Come mai questa misura? Perché un* studente possa beneficiare di PDP e di misure didattico-educative, occorre che sia registrato nel Paese d’accoglienza. Pertanto, non si trattava di un monitoraggio etnico, bensì di una protezione internazionale temporanea (oggi protratta al 4/3/2027) volta a garantire il diritto all’istruzione di persone minori, e non, in fuga da un’invasione bellica. Oggi, il ministro Valditara non può difendersi con le misure usate per l’Ucraina perché qui non vi è l’iscrizione all’ANS, non vi è una procedura ufficiale su SIDI, ma la mera compilazione di un Microsoft form (perlomeno, così è nella nota di novembre 2025 mandata dall’UAT Lombardia) per monitorare la presenza di studenti palestinesi.A questo proposito, emerge in maniera chiara la contraddizione insita nella richiesta, poiché, senza ulteriori specifiche, si fa riferimento a “studenti palestinesi”: in questa definizione confluiscono persone con un’esperienza migratoria completamente diversa per tempistiche, modalità e cause, e si perde il senso della rilevazione finalizzata ad attività di accoglienza e inclusione. La contraddizione: finalità inclusive eppure facoltativeLe circolari e le note emesse nel 2022 per l’Emergenza Ucraina erano, giustamente, finalizzate a supportare didatticamente le persone provenienti dall’Ucraina. Ciò che infatti si ripete spesso in tali documenti è la necessità di mettere in atto azioni di supporto didattico, educativo, psicologico, linguistico e sociale, esplicitando lo scopo di un monitoraggio così meticoloso. Non solo: sul sito del Ministero fu aperta una finestra apposita riguardante l’Emergenza Ucraina. È chiaro che per Gaza e Territori Occupati non c’è, tristemente, niente di tutto ciò.Inoltre, la nota di questi giorni non palesa alcuna finalità; non solo, il punto 4, quello deputato all’esplicitazione di risorse didattiche e azioni di supporto messe in atto dalle scuole, è FACOLTATIVO. Dunque, se Valditara parla di misure educative, come mai il punto nevralgico del form è facoltativo?E poi, che senso ha proporre un monitoraggio della popolazione palestinese in età scolare in Italia dopo due anni di genocidio? Come mai non si è fatto all’inizio? Come mai viene richiesto tramite una circolare interna rivolta ai soli Dirigenti degli UST e Dirigenti scolastici?Se lo scopo è sollecitare nelle scuole e nel personale docente la necessità di sostenere e includere studenti palestinesi e implementare azioni concrete, esso andrebbe reso esplicito attraverso circolari rivolte a tutta la comunità scolastica, affinché le intenzioni diventino un’urgenza condivisa e partecipata, professionalmente e umanamente.Una procedura esclusivamente interna, “da ufficio”, non fa altro che sostenere la tesi dell’intenzione della schedatura e non certo dell’azione umanitaria e inclusiva.Aggiungiamo anche un altro punto: forse il Ministro non sa che, al momento dell’iscrizione di persone palestinesi, nel menù a tendina degli Stati di provenienza proposti, non è presente la Palestina. Contare, dunque, il numero di palestinesi è impossibile a monte dal momento che il database ministeriale non contempla la Palestina stessa.Paragoni e giustificazioni che appaiono insufficientiAnche se può sembrare un vezzo linguistico, l’uso delle parole è importante. Mentre per l’Ucraina si parla di persone profughe, esuli, in fuga, qui si parla semplicemente di studenti. Ora, una scuola dovrebbe dare le generalità anche di chi, nato in Italia, ha origini palestinesi? Non essendoci stato un flusso migratorio dettato da un corridoio umanitario europeo e italiano, non c’è la necessità di schedare, profilare, monitorare. Attualmente sono 232 le persone in età scolare provenienti dalla Palestina, venute in Italia non di certo per misure straordinarie europee e/o italiane, ma per azioni di persone che si sono impegnate ad accogliere personalmente palestinesi richiedenti asilo. E, ovviamente, le scuole hanno già comunicato

Nei giorni 4, 9 e 10 dicembre 2025, la Relatrice speciale ONU per il Territorio palestinese occupato Francesca Albanese ha incontrato numerose scuole (un totale stimato di quasi 12 mila studentesse e studenti) per presentare il suo libro Quando il mondo dorme. Storie, parole, ferite della Palestina, e attraverso di esso presentare le storie di persone comuni – rifugiati, attivisti, intellettuali, bambini – che hanno in qualche modo segnato il suo personale cammino professionale e soprattutto umano. Sulla scia del suo primo webinar del marzo 2025, reperibile sul nostro sito, che ha riscosso grande successo, e su richiesta di numerosi docenti, abbiamo pensato di riproporre una nuova serie di incontri da remoto nell’ambito del nostro progetto “Palestina racconta”. Si spiega da sé, visto il suo ruolo nella difesa dei diritti umani, il grande valore didattico che l’incontro con la Relatrice ha avuto: alle classi, infatti, è stato possibile spiegare quanto sta avvenendo nei Territori Occupati e a Gaza dal punto di vista del diritto internazionale. La presentazione del suo libro, infatti, ci è sembrata il modo migliore per introdurre una riflessione sui diritti umani nelle classi, tema centrale nella didattica trasversale di Educazione civica. Quando il mondo dormeè un libro testimonianza in cui le parola viene data, tra gli altri, proprio a ragazzi e ragazze palestinesi, che ci spiegano cosa significhi vivere sotto occupazione e sotto i bombardamenti. Il titolo stesso rimanda all’indifferenza del mondo, soprattutto occidentale, che girandosi dall’altra parte, non tende la mano a chi è vittima della violenza di uno dei più forti eserciti al mondo. Pertanto, l’incontro di Albanese con le classi non può ritenersi strumentale a nessuna propaganda e a nessuna ideologia, come invece è stato descritto da alcuni esponenti politici, ma è funzionale all’acquisizione di informazioni e conoscenze riguardo fatti di attualità e allo sviluppo di quello spirito critico che la didattica per competenze tanto decantata ha come obiettivo.1 Come segnalato dalla scheda progetto presente sul nostro sito e condivisa con il corpo docente interessato, l’incontro si proponeva di raggiungere obiettivi quali la promozione della conoscenza della cultura e della storia palestinese, superando stereotipi e pregiudizi, stimolare e valorizzare la lettura, come valido strumento di autonarrazione e testimonianza, favorire il dialogo interculturale e la cittadinanza attiva, creando uno spazio di confronto aperto e costruttivo su temi fondamentali come i diritti umani, la decolonizzazione del pensiero occidentale, il razzismo, la resistenza culturale, la solidarietà, promuovendo il rispetto per le diversità e stimolando l’impegno civico su temi di rilevanza globale.  L’incontro, perciò, si inscrive perfettamente nella progettazione didattica delle nostre scuole, rispettando la richiesta di sviluppo delle competenze indicate dalle Indicazioni Nazionali 2012. Riteniamo che un’iniziativa come questa sia stata demonizzata da una certa parte politica che intende esercitare una censura non solo ideologica, ma di fatto applicabile a qualsiasi ambito della società civile a partire dalla Scuola e dall’Università. Infatti non è la prima volta che noi Docenti per Gaza siamo testimoni, quando non oggetto, di ingerenze e intimidazioni che si declinano con segnalazioni persino anonime agli Uffici scolastici regionali. Ci chiediamo a questo punto se chi segnala e chi accoglie le segnalazioni sia a conoscenza delle prassi condivise di progettazione didattica, della continuità didattica territoriale e dell’articolo 33 della Costituzione.  Ci chiediamo, inoltre, come sia possibile invocare il contraddittorio davanti a chi rappresenta con carica ufficiale il Diritto internazionale, e se anche in Italia stiamo assistendo alla programmatica demolizione dei principi fondanti del Diritto umanitario. Come docenti siamo consapevoli di questo rischio, siamo preoccupati per il futuro delle nostre alunne e alunni e siamo determinati a difendere i principi costituzionali oggi sotto attacco, a costruire una società dove non ci sia spazio per discriminazioni e colonialismo. Dalla nascita della nostra rete nazionale, abbiamo raccolto varie segnalazioni di docenti preoccupati del clima di censura. Questo ennesimo e ultimo caso ci mostra quello che ci aspetta se il DDL Gasparri o il DDL Delrio dovessero diventare legge. Dunque, condanniamo ogni strumentalizzazione ed esprimiamo solidarietà nei confronti di colleghe e colleghi che hanno fortemente creduto in un incontro di tale spessore didattico, i cui temi sono proprio l’educazione alla pace, al dialogo e alla giustizia, oltre che al rispetto dei diritti umani e che per questo rischiano sanzioni disciplinari ingiustificate. Esprimiamo solidarietà anche nei confronti dei/delle dirigenti, che sono il primo bersaglio di questo clima di censura. Esprimiamo solidarietà a Francesca Albanese, nuovamente sotto attacco per il suo lavoro. Infine, esprimiamo solidarietà a tutto il corpo studentesco coinvolto, sulla cui pelle viene di nuovo fatta propaganda politica e il cui diritto a un’educazione autentica viene nuovamente messo in discussione da una politica che pensa alle nuove generazioni come nuove leve da arruolare nelle guerre che verranno/vorranno.   Le Raccomandazioni del Consiglio Europeo per l’apprendimento permanente definiscono un insieme di competenze essenziali che tutte le persone dovrebbero sviluppare e per l’acquisizione delle quali la scuola è chiamata a operare. Nel quadro delle competenze rientra quella in materia di cittadinanza che comprende la conoscenza dei valori democratici, dei diritti e dei doveri civici; l’abilità di partecipare attivamente alla vita collettiva e alle dinamiche sociali; l’adozione di comportamenti responsabili e inclusivi in una società democratica. ↩︎ Comunicato di docenti per gaza sulla partecipazione delle scuole al webinar con Francesca Albanese Risorse Risorse per docenti e scuole Progetti per le scuole Segnalazione libri di testo Segnalazione censure Cos’è docenti per Gaza Edit Template

La Legge di Bilancio 2026 spalanca le porte a un grave impoverimento del tessuto socio-economico: gli interventi sui salari, a fronte sia del crollo del potere d’acquisto sia dell’inflazione, sono perlopiù insufficienti a vivere una vita dignitosa ed è la stessa classe lavoratrice a dover sostenere, a scapito del welfare, il peso dei futuri piani di riarmo elaborati in sede europea e NATO.La scuola pubblica è attaccata: è infatti prevista la riduzione diretta di circa 5.660 posti docenti e 2.174 posti ATA nel triennio 2025-2028, risparmiando sulla qualità e sulla continuità didattica e gravando ancora di più sul personale in servizio, sfruttato e spesso precario. In questo contesto di riarmo e contrazione dello stato sociale, la militarizzazione della scuola insieme alle riforme sulle Indicazioni Nazionali e la crescente repressione del dissenso seminano il terreno e preparano alla legittimazione socio-culturale del bellicismo e dell’autoritarismo. La progressiva e documentata presenza delle forze dell’ordine all’interno delle scuole, i progetti scolastici che prevedono attività coordinate con l’esercito o con industrie belliche (come Leonardo) normalizzano nelle persone giovani la cultura della guerra e della violenza, rendendola accettabile o persino spingendo alla partecipazione attiva nella produzione di armi e nella difesa. A livello governativo, le disposizioni del Ministero sulle Indicazioni Nazionali, già emanate, segnalano la conferma e il potenziamento dell’indirizzo eurocentrico, nazionalista e identitario dell’istruzione, che si vuole sempre più piegata a strumento di propaganda politica. Si desidera trasformare la scuola in un laboratorio coloniale; si tenta di normalizzare una formazione ben lontana dall’educare alla tolleranza, al rispetto del diverso, alla sua conoscenza per scardinarne gli stereotipi, alla relazione e cooperazione – un’istruzione che intreccia alleanze e non agisce sfruttamento. La comunità educante è progressivamente censurata nella propria libertà d’insegnamento e sempre più impoverita, contribuendo così a formare materialmente i presupposti culturali e umani per favorire il consenso alle politiche securitarie, nonché ai piani di riarmo in atto. A questo drammatico e pericoloso panorama si aggiungono anche le note repressive, gli attacchi censori e le intimidazioni che, dall’alto, piovono sulla scuola: ricordiamo il DDL Gasparri che vuole rendere legge le linee guida contro l’antisemitismo dell’IHRA, sovrapponendo l’antisemitismo all’antisionismo: il corpo docente rischia di non potere più contestualizzare e spiegare l’apartheid, la pulizia etnica, le deportazioni e il genocidio che lo Stato d’Israele sta perpetrando ai danni del popolo palestinese senza essere denunciato all’ufficio dirigenziale per antisemitismo, rischiando una pena dai 2 ai 6 anni ed è inoltre chiamato a fare delazioni su docenti e studenti. Il DDL Gasparri obbligherà poi il corpo scolastico a partecipare a corsi di formazione annuali su cultura ebraica e israeliana. Si conferma così, di fatto, la gravissima distorsione storica che chiede a gran voce di normalizzare ed equiparare un movimento politico, quale l’antisionismo, alla discriminazione, alle ostilità, e alla violenza contro gli ebrei in quanto ebrei – che è invece la definizione di antisemitismo. A tutto questo si aggiunge la circolare di Valditara, emanata poche settimane fa, sull’obbligo al contraddittorio nei dibattiti, istituzionalizzando una pratica perniciosa già in atto a scuola. Anche l’attacco alla formazione continua del corpo docente contribuisce a questo quadro, ricordiamo che il Ministero dell’Istruzione ha contestato i requisiti per l’accreditamento di un corso di formazione organizzato dall’ente CESTES insieme all’Osservatorio contro la militarizzazione nelle scuole su didattica decoloniale, educazione alla pace e al dialogo, chiaramente in netto contrasto con l’agenda politica di Mattarella-Meloni. Ricordiamo gli attacchi all’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, gli attacchi alla carriera ALIAS, la riforma 4+2 con cui si vogliono fare entrare le aziende nelle scuole, plasmando classi lavoratrici e non pensanti. E ancora,la riforma del Codice Etico e di Comportamento del corpo docente e, infine, le nefaste Indicazioni Nazionali e Linee Guida per l’Educazione Civica, che sottolineano il valore della patria, la superiorità culturale dell’Occidente, la figura dell’insegnante come magister e non come professionista. Abbiamo bisogno di un’educazione che sia decentrata rispetto alla declamata supremazia occidentale, alle logiche di dominio coloniale su cui è strutturata, alle narrazioni identitarie, alla paura dell’altro, alla tendenza individualista di un sistema economico e culturale che genera soggetti sempre più isolati, stanchi e insoddisfatti. Abbiamo bisogno di un’istruzione cooperativa, partecipativa, progressista, che rappresenti un baluardo di resistenza culturale e formativa contro un’economia di guerra alimentata dalle disuguaglianze e centrata sulla difesa dell’individuo e dell’identità corazzata del Paese. Abbiamo bisogno, come comunità educante, di essere riconosciuti come professionisti, come guida verso un pensiero personale critico e consapevole e non come dispensatrice di disciplina e ferreo nazionalismo. Riteniamo urgenti e necessarie misure a sostegno e a tutela della scuola pubblica: migliori condizioni materiali per i suoi dipendenti, il potenziamento delle strutture, una formazione professionalizzante dei docenti, gratuita, vigilata e aderente a standard di qualità effettivi (non affidata a università telematiche di dubbia serietà), la buona salute dell’istruzione critica delle classi, la decolonizzazione del sapere, l’educazione al consenso, all’empatia, all’antifascismo, alla giustizia ambientale, al transfemminismo, alla libertà e ai diritti che il nostro Paese ha faticosamente raggiunto. Riteniamo imprescindibile avere come obiettivi la lotta contro le disuguaglianze e le diverse forme di oppressione e prevaricazione, insegnando con intelligenza, sensibilità, dovere civico, senza mai mettere in secondo piano il rispetto per il lavoro che svolgiamo quotidianamente con serietà e professionalità: la stretta politica autoritaria che definisce il nostro governo, in pieno accordo con la tendenza globale, NON TROVA POSTO TRA I BANCHI DI SCUOLA! skip render: ucaddon_pdf_viewer Download: Comunicato 28 novembre_nazionale Docenti per Gaza aderisce allo sciopero indetto da Cobas, Usb, Sgb e Cub nella giornata del 28/11. Risorse Risorse per docenti e scuole Progetti per le scuole Segnalazione libri di testo Segnalazione censure Cos’è docenti per Gaza Edit Template

Per la liberazione del popolo palestinese, per l’embargo contro lo stato occupante d’Israele e per il sostegno alla Global Sumud Flotilla. Come insegnanti di tutto il paese riteniamo essenziale al nostro ruolo pedagogico prendere una posizione chiara e decisa all’interno delle scuole in cui lavoriamo contro il genocidio in corso e contro l’oppressione coloniale israeliana. Pratichiamo una didattica orientata alla decolonizzazione del sapere scolastico: rifiutiamo ogni tentativo ministeriale di esasperare l’eurocentrismo delle Indicazioni nazionali che spinge ai margini i popoli assoggettati e oppressi. Riteniamo necessario alimentare lo spirito critico del corpo studentesco affinché la ragione sia coltivata come strumento di resistenza a ogni forma di oppressione e deumanizzazione. L’atroce regime d’occupazione ha preso di mira la cultura e l’istruzione in Palestina: ad oggi dal 7 ottobre sono state registrate 18592 vittime tra bambini, bambine e adolescenti nella Striscia di Gaza, 210 in Cisgiordania – senza contare i corpi dispersi tra le macerie. Più di 500 le strutture scolastiche e universitarie parzialmente o totalmente distrutte. È parte essenziale della strategia coloniale sin dalla Nakba e fondazione dello stato d’Israele: impedire la trasmissione del sapere, obbligare il popolo palestinese oltre che alla fame anche all’ignoranza per annullarne le difese cognitive e dominarlo più agilmente, farne perdere la tradizione culturale per spogliarlo della propria memoria e sfocarne l’identità perché si perda nella storia. Ma il popolo palestinese fieramente resiste e difende la propria alfabetizzazione e conserva la propria identità rispondendo all’occupazione oltre che con le armi, anche con la ragione, con la cultura, con l’educazione. Come docenti in Italia, non possiamo rimanere indifferenti a tutto questo. La nostra rete nasce per alimentare una risposta dell’istituzione scolastica nel nostro paese allo scandalo di cui siamo giornalieri testimoni, a fronte di un assordante silenzio e una crescente repressione da parte degli organi ministeriali ma anche di dirigenti e collegi docenti. Mettiamo dunque in pratica forme di resistenza culturale all’interno delle strutture in cui lavoriamo, presentiamo a studentesse e studenti la pulizia etnica, l’apartheid e il genocidio del popolo palestinese nella loro verità storica, lasciando parlare le fonti e i testimoni dell’oppressione, educhiamo i giovani all’empatia e allo sguardo critico contro l’individualismo sfrenato, il razzismo e l’identitarismo che fungono da roccaforti globali del massacro in corso. Continuiamo a difendere il valore di quel ‘mai più’ che ci era stato insegnato e che continuiamo a insegnare. Siamo tutti chiamati a prendere parola contro la riproposizione delle tragedie storiche: se le portiamo in classe non lo facciamo per gusto enciclopedico ma per insegnare a riconoscerle nel presente, a combatterle e a vigilare pertanto sui valori di autodeterminazione, libertà, resistenza – convinti che la pace non possa esistere senza giustizia. Rifiutiamo quindi tutte le forme di censura e repressione che abbiamo subìto e che stiamo subendo. Non possiamo tollerare che genocidio e pulizia etnica vengano etichettati come argomenti divisivi, rifiutiamo l’imposizione di contraddittori rispetto alle testimonianze della brutale oppressione coloniale che da più di settant’anni si abbatte sul popolo palestinese e ci rifiutiamo di evitare l’argomento all’interno degli organi collegiali – come intimatoci dagli Uffici Scolastici Regionali. Consci che il primo ostacolo all’abbattimento di questo muro di silenzio che grava all’interno delle scuole sia la paura di esporsi in un contesto in cui spesso a essere critici si è soli, invitiamo tutto il corpo docente con cui entriamo in contatto di prendere parola e a nominare nelle proprie classi i crimini e le violazioni dei diritti di cui si sta macchiando lo stato israeliano. Invitiamo inoltre a contattarci e partecipare alle nostre iniziative per costruire insieme progetti didattici e alleanze per decolonizzare il sapere e portare la Palestina nelle scuole fino al giorno della sua liberazione. 02/12/2025 Docenti per Gazapartecipa allo sciopero generale del 3 ottobre​ Risorse Risorse per docenti e scuole Progetti per le scuole Segnalazione libri di testo Segnalazione censure Cos’è docenti per Gaza Edit Template

Docenti per Gaza denuncia, con profonda preoccupazione, la deriva autoritaria in Italia nei confronti di chi, nelle scuole, si espone a sostegno del popolo palestinese. La testata Domani ha recentemente informato l’Italia della discussione in Senato del nuovo DDL 1627, chiamato comunemente DDL anti-proPal avente firma Gasparri (FI). Il DDL, sotto le mentite spoglie della lotta all’antisemitismo, abbraccia le linee guida IHRA e taccia di antisemitismo tutte le critiche e le rimostranze allo Stato di Israele, indagato dalla Corte Internazionale di Giustizia per plausibilità di genocidio e accusato dello stesso da parte della Commissione d’Inchiesta Indipendente dell’ONU per i Territori Occupati. Sebbene le forze politiche italiane difendano tale DDL come misura massima di tutela delle comunità ebraiche, è chiaro quanto invece vada a ledere alla libertà di pensiero e di parola di almeno due milioni di cittadin* sces* in piazza il 3 ottobre per condannare il genocidio palestinese, la complicità del governo italiano con Israele e, di conseguenza, per chiedere la fine di ogni rapporto con l’economia di guerra israeliana. La comunità educante, inoltre, verrebbe fortemente colpita da questo DDL, che entra a gamba tesa nelle scuole, sanzionando il corpo docente qualora progettasse lezioni che trattino criticamente Israele e l’occupazione sionista in Palestina. Non solo, il corpo docente viene obbligato a operare delazioni qualora fosse a conoscenza di suddette lezioni. Il DDL non si arresta qui, ma vengono anche inserite pene di reclusione dai 2 ai 6 anni per docenti esposti sulla questione. È così, dunque, che la libertà di insegnamento viene limitata in nome di un antisemitismo che viene fatto volontariamente e politicamente coincidere con l’antisionismo. Tale DDL peggiorerebbe le già pessime condizioni in cui la scuola, e tutto il mondo educativo, si trova a operare, tra censure, provvedimenti disciplinari e casi di pressioni agite dal Ministero stesso, dalle Giunte comunali e dalle comunità ebraiche. Se le linee guida dell’IHRA, già sottoscritte dal Ministero dell’Istruzione nel 2021, dovessero divenire legge tramite questo DDL, vorrà dire che migliaia di classi non avranno diritto a un’istruzione libera e democratica, capace di generare pensiero critico, fulcro costruttivo imprescindibile per ogni società che possa definirsi civile. Abbiamo testimonianze di migliaia di studenti, sia negli scioperi sia in aula, che richiedono a gran voce di trattare la questione palestinese, che hanno bisogno di parlare delle atrocità a cui assistono quotidianamente sui social, sulle ragioni per cui in questo tempo storico quel diritto internazionale che devono studiare con fatica “valga fino a un certo punto”. Del resto, già ci troviamo ad assistere non solo a una limitazione della libertà di insegnamento (Art.33), ma anche a una limitazione della libertà di pensiero di diversi gruppi studenti. Sono recenti, infatti, i casi di ordini restrittivi e fogli di via che hanno interessato studenti minori che hanno aderito alla manifestazione del 22/09, ai quali è stato addirittura interdetto il diritto all’istruzione. A questo si aggiunge il caso della Dirigente scolastica di un liceo di Agrigento che, durante lo sciopero in atto del 3/10, ha sanzionato divers* studenti per non essersi recati a scuola e li ha intimati alla riammissione in classe soltanto previo accompagnamento da parte dei genitori. Come Docenti per Gaza, ci teniamo a manifestare la nostra più piena solidarietà non solo a* studenti, ma anche alle famiglie che assistono alla criminalizzazione de* propri* figli* da chi, invece, dovrebbe tutelarli e spronarli a costituire cittadinanza critica. A questo si aggiungono le preoccupanti aggressioni sioniste nei confronti di persone manifestanti a sostegno della Palestina: è il caso di studenti e docenti aggrediti pesantemente a Roma da alcuni membri della comunità ebraica, proprio all’uscita di scuola. Anche a loro va la nostra più calorosa solidarietà in quanto docenti. Se, quindi, si sta facendo di tutto per controllare l’istruzione libera, notiamo con grande dispiacere e rabbia che il sionismo (termine che invitiamo a rispolverare nel suo significato storico), al contrario, non stia trovando impedimenti a entrare nel sistema scolastico italiano. E’ questo il caso dell’infausto invito, da parte della scuola della comunità ebraica di Milano, del soldato sionista Adi Karni che, chiamato come strumento di hasbara (propaganda sionista), racconta a studenti del triennio come sia giusta la “guerra” in atto a Gaza, riducendone la matrice all’attacco del 7 ottobre, senza minimamente citare l’occupazione israeliana, la pulizia etnica e il sistema di apartheid in vigore dal 1948. L’esercito stesso viene caratterizzato come morale ed essenziale per un Israele collocato in una regione araba, dunque naturalmente ostile e antisemita. Ciò che ci indigna è come sia possibile che una scuola paritaria, quale la scuola suddetta, possa godere dell’aumento spropositato di finanziamenti pubblici (attuale legge di bilancio) e agire indisturbata nel propagandare un’educazione alla guerra e un’ideologia calcatamente coloniale. Come è possibile che non si possa parlare di Palestina a scuola, reputandolo divisivo, ma si possa sponsorizzare l’ingresso a scuola di un membro dell’IDF, esercito nazionale responsabile agli occhi del mondo di un genocidio deliberato? Come si possono violare il diritto internazionale, le sentenze della CIG e i rapporti redatti dalla Relatrice Speciale Francesca Albanese? È chiaro, ormai, come la politica italiana si stia fascistizzando, reprimendo il dissenso e amplificando il consenso, quando schierato dalla parte della maggioranza. Troviamo tutto ciò preoccupante perché è in atto un vero e proprio attacco alla scuola italiana, libera, democratica e antifascista, proprio come la nostra Costituzione. Esprimiamo, dunque, solidarietà a colleghe, colleghi, collegh* e studenti di ogni ordine e grado e denunciamo a gran voce il pericolo che la scuola stessa sta correndo: docenti sanzionat*, sospes*, espuls* perché si rifiutano di asservire la propria professione ad un annientamento del libero pensiero, a un’informazione sempre più propagandistica di valori che la storia di lunga durata ci ha fortunatamente insegnato a riconoscere come chiari segnali d’allarme. Allora che suoni questo segnale e che ci veda compatt* nelladifesa del sistema scolastico, dei nostri diritti e doveri di insegnanti e di studenti. skip render: ucaddon_pdf_viewer Docenti per Gaza denuncia la deriva autoritaria in Italia 24/11/2025 Risorse Risorse per docenti e scuole Progetti per le scuole Segnalazione libri di testo Segnalazione censure

28 settembre 2025dalle 16 alle 19presso il Circolo Familiare di Unità Proletaria.viale Monza 140, Milano.Laboratorio su iscrizione al link https://forms.gle/5q9ccxmykkXQDn6B9 Abbiamo raggiunto il numero massimo di partecipanti per il laboratorio a Milano del 28 settembre, quindi abbiamo chiuso le iscrizioni. Qualora fossi statx interessatx a partecipare a questo laboratorio ma non hai fatto in tempo a iscriverti, scrivici per manifestare il tuo interesse così capiamo se ci sono i numeri per replicarlo. Scrivici inoltre se vuoi darci suggerimenti o proporre idee di attività nell’area di Milano a lombardia@docentipergaza.it I partecipanti che si sono iscritti riceveranno tra qualche giorno un’email con tutte le indicazioni relative allo svolgimento del laboratorio. 28 settembre 2025dalle 16 alle 19presso il Circolo Familiare di Unità Proletaria.viale Monza 140, Milano.Laboratorio su iscrizione al link https://forms.gle/5q9ccxmykkXQDn6B9 Il mestiere di insegnante non può non contemplare la decolonizzazione del sapere scolastico: crediamo che sfondare il muro di paure e omertà sul tema della Palestina e sensibilizzare le nostri classi contro la riproduzione delle dinamiche coloniali, l’apartheid e il genocidio del popolo palestinese rientri tra gli obiettivi necessari di chi detiene il compito di educare alla giustizia sociale, all’inclusività, alla democrazia. La repressione coloniale in Palestina si riverbera da noi nella censura a cui il corpo docente è stato spesso sottoposto da parte del proprio stesso contesto scolastico, dai genitori o dalle istituzioni nel momento in cui ha provato, soprattutto nel corso degli ultimi due anni, a esporsi sul tema e nutrire un sapere critico che riconosca nella contemporaneità processi storici già in oggetto dei nostri programmi scolastici.  Di fronte a queste difficoltà, Docenti per Gaza organizza un laboratorio in presenza a Milano per docenti di tutti gli ordini e gradi: ad un primo incontro, qualora partecipato e efficace, seguiranno incontri successivi. L’obiettivo di questo primo appuntamento è la condivisione delle proprie esperienze, in qualità di docenti, di didattica sulla Palestina. Come abbiamo approcciato il tema del colonialismo in Palestina e del genocidio in corso? Quali discorsi abbiamo introdotto nelle nostre classi o nei nostri istituti per affrontare l’argomento? Quali difficoltà abbiamo incontrato? Abbiamo subìto esperienze di censura o repressione da parte di genitori, altri insegnanti o dirigenze? Convint3 che la paura inibisca e metta a tacere molt3 collegh3 che vogliono esprimersi all’interno delle proprie classi e dei propri istituti, spesso completamente sol3 all’interno di un collegio docenti ostile, indifferente o altrettanto timoroso di esporsi, questo laboratorio vuole aiutare ad incoraggiare l3 partecipanti a proseguire con convinzione e coraggio nel proprio fondamentale lavoro di decolonizzazione del sapere e di cura dello spirito critico. Il laboratorio si svolgerà negli spazi del CFUP – Circolo Familiare di Unità Proletaria (viale Monza 140, Milano) domenica 28 settembre dalle ore 16 alle ore 19. I locali si trovano al secondo piano dell’edificio – senza ascensore. Il laboratorio è limitato a un numero di 15 partecipanti per garantire a tutt3 la possibilità di esprimersi e raccontarsi, pertanto chiediamo all3 docenti interessat3 di compilare il modulo all’indirizzo https://forms.gle/5q9ccxmykkXQDn6B9 specificando, nel caso in cui sia possibile, in quale ordine di scuola e quale disciplina si insegna. Nel caso in cui riceveremo un numero sovrabbondante di richieste, valuteremo la possibilità di replicarlo per poter accogliere quante più persone possibile. Vi chiediamo di non compilare il modulo qualora non si abbia sicurezza della propria partecipazione per non ostacolare quella di altri potenziali partecipanti. Qualora ci si trovi nella condizione di dover annullare la propria partecipazione, si è pregat3 di comunicarlo tempestivamente al fine di poter coinvolgere altr3 interessat3. I partecipanti riceveranno nei giorni successivi un’email di conferma dell’iscrizione, nella quale verranno anche forniti dettagli sulle modalità di svolgimento dell’incontro. Per ulteriori informazioni potete scrivere all’indirizzo email info@docentipergaza.it La Palestina in classe e a scuola: laboratorio di condivisione di esperienze e approcci​​ Risorse Risorse per docenti e scuole Progetti per le scuole Segnalazione libri di testo Segnalazione censure Cos’è docenti per Gaza Edit Template

Forniamo qui di seguito due modelli di mozione contro il genocidio e l’apartheid in Palestina da presentare al collegio docenti del proprio istituto. In ciascuna delle due versioni abbiamo incluso l’iniziativa del minuto di silenzio, pensata e attivata in collaborazione con Scuola per la Pace Torino e Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Di ognuna delle due versioni è reso disponibile il file modificabile in formato .docx al fine di poterlo adeguare alle esigenze del proprio istituto. MOZIONE 1 – la scuola non è neutrale Modello mozione del Collegio docenti per la Palestina MOZIONE 2 – minuto di silenzio Risorse Risorse per docenti e scuole Progetti per le scuole Segnalazione libri di testo Segnalazione censure Cos’è docenti per Gaza Edit Template

Nella notte del 27 luglio l’equipaggio della nave Handala, composto da 21 attivisti umanitari disarmati, è stato illegalmente sequestrato in acque internazionali dalle forze militari israeliane. La Handala era impegnata, nel pieno rispetto del diritto internazionale, del diritto umanitario e dei diritti umani, nel trasporto di aiuti umanitari essenziali destinati alla popolazione civile della Striscia di Gaza: alimenti per l’infanzia, forniture mediche e beni di prima necessità. Da quasi cinque mesi, a seguito di un nuovo blocco imposto da Israele il 2 marzo di quest’anno – ma a tutti gli effetti in essere già dal 2007 – non è stato autorizzato l’ingresso nemmeno di un singolo carico alimentare nella Striscia. Attualmente, si registra una media di dieci decessi al giorno per inedia, cioè morte per fame, e una quota crescente della popolazione ha raggiunto il quinto stadio di denutrizione, una condizione irreversibile in cui l’organismo consuma i propri tessuti per sopravvivere. Le azioni del governo israeliano costituiscono gravi e sistematiche violazioni della Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1948, delle risoluzioni delle Nazioni Unite, nonché delle sentenze emesse dalla Corte Internazionale di Giustizia (CIG). In particolare, la sentenza del 26 gennaio 2024 ha ordinato a Israele di adottare misure efficaci e immediate per consentire l’accesso agli aiuti umanitari. A ciò si aggiunge il parere consultivo della CIG del luglio 2024, che ha definito l’occupazione israeliana della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e della Striscia di Gaza, nonché delle relative acque territoriali, una grave violazione del diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese, del divieto di acquisizione territoriale con la forza e del divieto di apartheid e segregazione razziale. Nel maggio 2025, la Corte Internazionale di Giustizia ha avviato ulteriori udienze sugli obblighi dello Stato di Israele in merito alla facilitazione dell’ingresso degli aiuti umanitari a Gaza, in risposta a una richiesta dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. In questo quadro di pressione internazionale, Israele ha oggi annunciato una tregua giornaliera di 10 ore in specifiche aree della Striscia di Gaza per consentire la distribuzione di aiuti. Tuttavia, si tratta di misure insufficienti che nulla hanno di umanitario in quanto gli attacchi israeliani continueranno allo scadere delle ore di tregua. Per di più, ciò è avvenuto dopo la deliberata distruzione di tonnellate di forniture umanitarie bloccate al valico Kerem Shalom dallo stesso esercito israeliano, la morte di almeno mille persone dall’inizio dal blocco, per mancanza di cibo o assassinate nei centri di distribuzione della cosiddetta “Gaza Humanitarian Foundation” o, ancora, a causa degli incessanti bombardamenti. Nonostante le documentate violazioni, il governo italiano continua a sostenere politicamente e militarmente lo Stato di Israele, anche attraverso la fornitura di armamenti e tecnologie militari, in applicazione del Memorandum d’Intesa sulla cooperazione militare e della difesa sottoscritto nel 2005, rinnovato a giugno di quest’anno. Alla luce del parere della Corte Internazionale di Giustizia del luglio 2024, che ribadisce il dovere degli Stati terzi di adottare misure per porre fine a violazioni gravi del diritto internazionale, e richiamando la risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che impone a Israele di porre fine all’occupazione dei Territori Palestinesi entro settembre 2025, chiediamo con urgenza al Governo italiano di: Richiedere formalmente e pubblicamente il rilascio immediato e il passaggio sicuro verso Gaza dei cittadini italiani Antonio La Piccirella e Antonio Mazzeo, insieme agli altri attivisti a bordo della Handala, garantendo loro la necessaria protezione e, se del caso, assistenza consolare. Gli Stati terzi hanno l’obbligo di tutelare la sicurezza dei civili coinvolti in missioni umanitarie. Attivarsi per aprire le acque territoriali italiane al passaggio di missioni umanitarie dirette a Gaza, e per istituire un corridoio marittimo umanitario sicuro e continuo. Tale impegno risponde agli obblighi derivanti dalle misure provvisorie ordinate dalla CIG, che impongono agli Stati di agevolare l’accesso umanitario su larga scala per prevenire danni irreparabili alla popolazione. Imporre un embargo immediato e bilaterale sulla cooperazione militare e commerciale con Israele, sospendendo il Memorandum d’Intesa del 2005. Ciò è conforme alle Convenzioni di Ginevra e alla Convenzione sul genocidio, e rappresenta un passo necessario per evitare complicità nei crimini in corso. Promuovere in ambito europeo e internazionale l’adozione di sanzioni vincolanti, economiche e diplomatiche nei confronti di Israele, includendo la sua sospensione dai consessi multilaterali, tra cui l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in considerazione delle sistematiche violazioni della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale umanitario. Ci attendiamo che il Governo italiano agisca con determinazione e coerenza, nel rispetto dei principi costituzionali, degli obblighi internazionali e delle istanze di giustizia espresse dalla cittadinanza, dalla comunità accademica e dalla società civile. Infine, esprimiamo la nostra piena solidarietà al collega Antonio Mazzeo, docente di scuola secondaria di primo grado, giornalista e promotore dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, e ad Antonio La Piccirella, skipper e attivista barese, che con coraggio e coerenza hanno scelto di partecipare a questa missione umanitaria a loro stesso rischio e pericolo. Antonio Mazzeo è atterrato a Fiumicino poche ore fa, mentre Antonio La Piccirella verrà processato da una corte israeliana. Auspichiamo che, a differenza di quanto avvenuto nel caso della relatrice ONU Francesca Albanese – colpita da sanzioni ingiustificate da parte del governo statunitense senza alcuna difesa da parte del nostro esecutivo – il Governo italiano assuma una posizione netta e pubblica a tutela di cittadini e attivisti che si battono per la giustizia e la legalità internazionale. Comunicato di Docenti per Gaza sul sequestro della Handala e il rapimento del suo equipaggio Risorse Risorse per docenti e scuole Progetti per le scuole Segnalazione libri di testo Segnalazione censure Cos’è docenti per Gaza Edit Template

Firma e condividi l’appello al link https://chng.it/2wzzYCNhVs.Ricorda di confermare la firma cliccando il link inviato all’indirizzo e-mail fornito – controlla eventualmente anche in spam! Siamo un gruppo di docenti della scuola italiana, di ogni ordine e grado, provenienti dalle più svariate parti del paese. Abbiamo scritto un appello alla fine del novembre del 2023 per chiedere un immediato cessate il fuoco a Gaza, il rispetto del diritto internazionale e azioni concrete da parte del governo a sostegno dei bambini e delle bambine palestinesi. L’appello era stato firmato da 4128 insegnanti. Ad oggi, dopo 600 giorni dall’inizio dell’aggressione israeliana nella Striscia di Gaza e 60 mila morti, di cui 18 mila bambini, il nostro governo non ha ancora compiuto alcuna azione concreta per fermare il genocidio in corso. In questi giorni la narrazione intorno al genocidio sta cambiando: dalla politica ai media, alcune parole finora proibite sono entrate nel vocabolario, gli appelli si moltiplicano, alcune autorità in Occidente stanno valutando soluzioni concrete per porre fine al massacro in corso. Eppure, il nostro governo continua a voler chiudere gli occhi di fronte allo scandalo a cui stiamo assistendo in diretta streaming da 20 mesi. In qualità di insegnanti crediamo che il nostro lavoro non sia confinato alla mera trasmissione del sapere, ma che si estenda alla formazione critica delle nostre studentesse e dei nostri studenti, una formazione attraverso cui ciascuna persona sia in grado di osservare la realtà circostante, riconoscerne le dinamiche interne, assegnare loro il giusto nome e assumersi la responsabilità di prendere posizione e agire. Inutile porre a baluardo le competenze chiave europee se non si ha il coraggio e la coerenza di metterle in pratica come corpo educante. Pertanto, non possiamo tollerare che il nostro paese continui a essere complice del colonialismo, dell’apartheid, dell’occupazione militare e del genocidio in corso contro il popolo palestinese. Agli sgoccioli di quest’anno scolastico, il secondo dall’inizio del massacro, invitiamo quindi tutte le colleghe e i colleghi, il personale scolastico e le dirigenze a prendere posizione contro l’aggressione militare e l’occupazione e a schierarsi a favore della libertà e dell’autodeterminazione del popolo palestinese. Chiediamo a tutti gli insegnanti del paese di dedicare del tempo, nelle ultime ore che ci separano dalla fine delle lezioni, per rompere il muro del silenzio, la paura e il timore che impediscono di rendere il colonialismo israeliano e la liberazione della Palestina oggetto delle nostre lezioni. Chiamiamo la storia che vediamo scandalosamente svolgersi sotto i nostri occhi con il suo nome e mostriamo ai nostri studenti che quanto accadde tanto durante l’età delle conquiste coloniali, quanto durante la seconda guerra mondiale – e che la storia ha definito “genocidi” – sta accadendo di nuovo sotto i nostri occhi, con la stessa efferatezza e con le medesime finalità. Affermate la necessità di parlare di Palestina all’interno dei collegi e dei consigli, costruite alleanze e progetti nelle vostre scuole per insegnare agli studenti cosa è successo dalla Nakba ad oggi e perché è necessario denunciare i crimini compiuti sulla pelle dei palestinesi. Spiegate il valore simbolico che questo paese ha assunto per il mondo intero. Scriveteci, partecipate alle nostre assemblee: dobbiamo essere uniti, nutrire insieme la consapevolezza delle nostre responsabilità di docenti all’interno del periodo storico che stiamo vivendo, essere da esempio per i nostri ragazzi, mostrare che il loro corpo docente non accetta impassibile, ma si mobilita compatto contro l’impunità e lo smantellamento del diritto internazionale. Questa è deontologia professionale intrinseca. Chiediamo, quindi, a tutto il corpo docente, dirigenti e personale scolastico di unirsi e di firmare questo nostro appello rivolto a Ministro dell’istruzione e del merito Giuseppe Valditara Ministro dell’interno Matteo Piantedosi Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Antonio Tajani Ministro della difesa Guido Crosetto Presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni per: denunciare esplicitamente il genocidio in corso, la pulizia etnica, l’occupazione militare e il regime di apartheid e attuare misure concrete come embargo e sanzioni contro Israele; fermare l’accordo di cooperazione militare tra Italia e Israele, il cui rinnovo è previsto l’8 giugno; garantire l’ingresso e la dignitosa distribuzione degli aiuti umanitari in tutta la Striscia e supportare concretamente la salvaguardia e la ricostruzione del sistema scolastico sia a Gaza che in Cisgiordania; condurre alla definitiva rottura dei legami accademici tra le università italiane e le università israeliane; coadiuvare la pubblicazione di bandi per borse di studio realmente accessibili alle studentesse e agli studenti palestinesi; aprire gemellaggi tra le scuole italiane e le scuole palestinesi a Gaza e in Cisgiordania; intervenire sulle Indicazioni nazionali unicamente per aprire i programmi scolastici alla storia globale, a prospettive decoloniali, allo sguardo critico nei confronti della nostra storia e per dare voce alle fasce marginalizzate, per dare spazio all’educazione al consenso, all’affettività, alla partecipazione politica, alla cura della collettività e dell’ambiente, al fine di scongiurare la violenza e l’indifferenza che rendono possibili la deumanizzazione di un popolo e il suo genocidio; salvaguardare la libertà di insegnamento per i docenti che legittimamente portano in classe il tema della Palestina, denunciano i crimini contro l’umanità e il ripetersi di processi storici quali colonialismo, genocidio e apartheid: non possiamo tollerare che il corpo docenti senta minacciata la propria libertà d’insegnamento da un discorso pubblico ostile alla liberazione palestinese, dalle censure e dagli interventi diretti contro altri colleghi che si sono esposti sul tema; affermare, infine, in completa coerenza con i punti precedenti, una perentoria opposizione al riarmo europeo e alla militarizzazione della società e delle scuole: pretendiamo che il denaro pubblico sia investito nella salute, nell’istruzione, nella tutela ambientale, nel lavoro sicuro, nei diritti – e non nella guerra. Lavoratori della scuola contro la pulizia etnica in Palestina Risorse Risorse per docenti e scuole Progetti per le scuole Segnalazione libri di testo Segnalazione censure Cos’è docenti per Gaza Edit Template

Docenti per Gaza accoglie l’appello delle organizzazioni palestinesi in Italia e annuncia la propria partecipazione alla manifestazione nazionale del 12 aprile a Milano.  In quanto insegnanti osserviamo con rabbia e timore per il destino del sistema educativo l’inquietante svolta autoritaristica italiana e bellicistica europea. Non possiamo tollerare in alcun modo che il nostro stato e l’unione si armino ulteriormente, costituendo una minaccia per i popoli oppressi, un danno per lo stato sociale e un pericolo per tutt3: dotarci di più armi, come vuole fare l’Europa, o dotare progetti coloniali di strumenti utili a perpetrare un genocidio, come stanno facendo da mesi Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Italia con Israele, provoca le guerre, non le ferma. Lo spostamento di grosse masse di denaro verso l’industria bellica comporterà un accelerato rinnovamento militarista dell’intera società influendo anche sul sistema educativo, privando la scuola italiana (già claudicante) di preziose risorse, riformando i contenuti e le forme della trasmissione della nostra cultura (come già sta avvenendo) e pesando sulle spalle dell3 lavorator3 e dell3 student3. È necessario che le risorse impiegate per muovere questa macchina e alimentare la tensione geopolitica siano destinate invece, tra le altre cose, ai salari dei docenti e del personale ATA (ancora troppo bassi rispetto all’inflazione), all’edilizia scolastica, alla transizione digitale, alla formazione di qualità per gli insegnanti, all’educazione alla sessualità e al consenso, ai sostegni economici per le famiglie in difficoltà, alla salvaguardia del diritto a un’istruzione gratuita, accessibile, democratica, inclusiva, antifascista. La piazza del 12 aprile è una piazza che si oppone all’imperialismo, al colionalismo, all’apartheid israeliane in Palestina, ma è anche una piazza a difesa dei diritti di tutti i popoli contro un sistema economico che li depaupera, opprime o massacra, che estrae e sfrutta per correre agli armamenti e garantire la ricchezza di alcuni. Sono innumerevoli i casi di ingerenza nelle scuole italiane, tramite pcto o programmi di orientamento, da parte delle forze dell’ordine. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole documenta quasi quotidianamente l’intensificazione della presenza a scuola di Forze Armate, Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria, Polizia Locale, che tengono lezioni sulla sicurezza o sulla legalità, che conducono le classi alle caserme per dimostrazioni di assalto, cerimonie o iniziative promozionali – dopo ovvia approvazione dei collegi docenti. 1 Il consolidamento dei rapporti tra istruzione e difesa è documentato da un moltiplicarsi di accordi tra i rispettivi ministeri nel corso degli ultimi anni, sotto esecutivi di sinistra e di destra. La responsabilità delle istituzioni pubbliche nella cosciente e progressiva educazione alla guerra è testimoniata, oltre che dalla sempre maggior presenza delle forze dell’ordine all’interno di ambienti scolastici, anche dalla partecipazione, in contesti prettamente formativi ed educativi, delle stesse industrie belliche. Leonardo SpA, industria bellica italiana tra le più importanti al mondo, coinvolta attivamente nella vendita di attrezzatura militare al governo israeliano,2 avvia percorsi educativi nelle scuole che oltre a funzionare come strategie di marketing, propongono un’immagine progressista di un’azienda che, tra le altre cose, è direttamente coinvolta nel genocidio della popolazione palestinese.3 Questo processo di militarizzazione accompagna, costituendone un’adeguata emanazione, il progressivo autoritarismo e la deriva repressiva e punitiva della politica italiana sotto il governo Meloni e la più recente accelerazione bellicista in ambito europeo. Se il ddl 1660 costituisce espressione palese della volontà di reprimere trasversalmente il dissenso politico, nel contesto scolastico la svolta autoritaria si è manifestata attraverso una catena di interventi ministeriali che hanno accompagnato a una concenzione punitiva dell’azione disciplinare l’idea di un’istruzione ideologizzata a destra nei contenuti. Infatti, il ministro dell’istruzione Valditara ha inasprito i criteri per la bocciatura con un ddl ad aprile 2024,4 ha introdotto il rispetto per la patria e le competenze imprenditoriali nelle nuove linee guida per l’educazione civica,5 ha modificato le indicazioni nazionali per le materie umanistiche6 e le indicazioni nazionali per la scuola dell’infanzia e del primo ciclo7 innestando nell’istruzione pubblica l’ideologia sovranista, il culto della patria, l’identitarismo caro all’estrema destra, ponendo al centro l’Italia e l’Europa e tracciando linee di confine nella cultura che si sovrappongono a quelle già tracciate dalle politiche di Piantedosi e Tajani, relativamente all’immigrazione e alla cura nella scelta dei partner internazionali (tra cui Israele). Con queste disposizioni, le nostre radici culturali sono identificate in un pantheon specifico che è quello identitario e nazionalista in cui l’Italia è la patria dei confini custoditi gelosamente e delle influenze culturali attentamente selezionate tra quelle simbolicamente più care all’estrema destra. Lo spostamento di grosse masse di denaro verso l’industria bellica comporterà un accelerato rinnovamento militarista dell’intera società influendo anche sul sistema educativo, privando la scuola italiana (già claudicante) di preziose risorse, riformando i contenuti e le forme della trasmissione della nostra cultura (come già sta avvenendo) e pesando sulle spalle dell3 lavorator3 e dell3 student3. È necessario che le risorse impiegate per muovere questa macchina e alimentare la tensione geopolitica siano destinate invece, tra le altre cose, ai salari dei docenti e del personale ATA (ancora troppo bassi rispetto all’inflazione), all’edilizia scolastica, alla transizione digitale, alla formazione di qualità per gli insegnanti, all’educazione alla sessualità e al consenso, ai sostegni economici per le famiglie in difficoltà, alla salvaguardia del diritto a un’istruzione gratuita, accessibile, democratica, inclusiva, antifascista. La piazza del 12 aprile è una piazza che si oppone all’imperialismo, al colionalismo, all’apartheid israeliane in Palestina, ma è anche una piazza a difesa dei diritti di tutti i popoli contro un sistema economico che li depaupera, opprime o massacra, che estrae e sfrutta per correre agli armamenti e garantire la ricchezza di alcuni. Sono innumerevoli i casi di ingerenza nelle scuole italiane, tramite pcto o programmi di orientamento, da parte delle forze dell’ordine. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole documenta quasi quotidianamente l’intensificazione della presenza a scuola di Forze Armate, Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria, Polizia Locale, che tengono lezioni sulla sicurezza o sulla legalità, che conducono le classi alle caserme per dimostrazioni di assalto, cerimonie o iniziative promozionali – dopo ovvia approvazione dei collegi docenti. 1 Il consolidamento dei rapporti tra istruzione e difesa è documentato da

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